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Quando il rapporto di sangue è noir
By a.fognini | Febbraio 23, 2012
di Luca Crovi
Con “Sorella” (Giano Editore) Rosamund Lupton è diventata un vero e proprio caso letterario in Inghilterra ottendo di entrare nella classifica dei besteller del Regno Unito, traguardo che ha anche raggiunto con il suo successivo romanzo “Afterwards”. Il passaggio in Italia della Lupton mi ha permesso di intervistarla e farle raccontare un po’ delle inquietudini raccolte nel libro.
Com’è nato “Sorella”?
Sono molto legata a mia sorella minore e ho voluto scrivere della forza di questo legame. All’inizio del romanzo, Beatrice, la sorella maggiore, riceve una telefonata in cui le viene comunicato che sua sorella è scomparsa. Mi sono chiesta cosa avrei fatto io e ho capito che Beatrice avrebbe mollato tutto e sarebbe andata a cercarla. Mi interessa molto anche la genetica e le nuove conoscenze straordinarie che abbiamo. Volevo parlarne in un romanzo e ho pensato che la storia di due sorelle fosse l’occasione ideale per farlo.
Quanto ci è di autobiografico nella storia?
Fortunatamente, siccome si tratta di un noir, la mia vita ha poco in comune con il romanzo. Tuttavia, il modo in cui è scritto – una lunga lettera da Beatrice a sua sorella – è frutto della mia esperienza personale. Io e mia sorella siamo andate in collegi diversi e avevamo l’abitudine di scriverci. Mi piaceva anche scrivere le mie lettere dietro pezzi di puzzle.
Perchè il rapporto fra sorelle e fratelli può avere risvolti noir?
Sicuramente possono averlo ma in “Sorella”, gli aspetti oscuri sono esterni alla famiglia. Una delle ragioni per cui volevo scrivere il romanzo è quella di celebrare la bellezza del rapporto fra sorelle e fornire un’alternativa alla rappresentazione spesso stereotipata di una relazione basata su gelosie e competitività. Nel mio romanzo il loro rapporto è diretto e ha un’influenza positiva sulle loro vite.
Hai mai provato la paura di perdere qualcuno della tua famiglia?
Sì, penso che il dolore – e la paura di soffrire – siano il prezzo dell’amore. I miei romanzi cercano di esplorare, almeno parzialmente, le cose di cui ho più paura.
Come hai cercato di caratterizzare le protagoniste del tuo libro?
Molto prima di cominciare a scrivere il romanzo, avevo in testa questa immagine di Beatrice che cercava di ricostruire gli ultimi movimenti della sorella scomparsa, Tess. La immaginavo conformista e conservatrice mentre si toglieva il suo vestito elegante e sobrio e indossava quello logoro e bohèmien della sorella e mentre metteva una parrucca sui suoi capelli freschi di parrucchiere. Ho pensato che questo potesse mostrare la differenza tra le due ma anche l’amore che Beatrice nutriva per sua sorella minore. Sapevo che nel corso del romanzo, Beatrice sarebbe diventata molto più simile a Tess.
Ci sono autori che credi ti abbiano influenzato nel tuo modo di scrivere?
Ho studiato letteratura inglese a Cambridge, il che significa che ho avuto la fortuna di poter leggere libri ininterrottamente per tre anni e penso che mi abbia influenzato moltissimo. Se dovessi scegliere due scrittori moderni come ispiratori di “Sorella”, sarebbero Anne Tyler per il suo modo di caratterizzare i personaggi e Donna Tartt per la sua opera di crime story “The Secret History”.
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