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Il Muro di Marco Vallarino
By a.fognini | Dicembre 15, 2011
Qualche anno fa durante una serie di incontri sulla narrativa fantastica organizzati dalla Biblioteca di Verona mi capitò di stringere amicizia con il noirista imperiese Marco Vallarino, autore di storie a dir poco inquietanti che mi svelavano oscuri segreti della terra ligure che fin da bambino avevo vissuto come un territorio di vacanze. Qualche mese fa il buon Vallaro ha dato alle stampe il volume “Il Muro” (Alacran) che mostra come anche nella contemporaneità quei territori possano celare incubi. A chi volesse scoprire altre curiosità amene sul buon Marco segnalo il sito www.marcovallarino.it ma ho il sospetto che già leggendo l’intervista che vi propongo qui scoprirete un lato oscuro di Imperia che forse non vi sareste mai immaginati.
È vero che per scrivere “Il muro” sei partito da una serie di eventi reali?
Sì, nel 2003 al “Secolo XIX” ho avuto modo di seguire, come giovane cronista di provincia, la cosiddetta guerra dei graffiti, cioè l’imperversare di bande di giovani che di notte tappezzavano il centro storico di Imperia di scritte, simboli e sigle dai significati oscuri, creando non poco scompiglio in una città piccola come la mia. Vanamente inseguiti dalle forze dell’ordine, questi vivaci creativi della bomboletta, celati dai soprannomi e i travestimenti più fantasiosi, hanno dato vita a una spericolata epopea, che anni dopo ho sfruttato come ambientazione per la mia caccia al tesoro a base di graffiti.
Ti diverti spesso a definire Imperia come “Il Grande Buio”, perché? Credi ancora che sia calzante questa definizione?
Già fin dagli anni 90 Imperia è sempre stata una città povera di risorse culturali e sociali, nonostante l’apparente vocazione turistica. L’arrivo del Dams nel 2000 non ha migliorato di molto le cose, anzi, pare che ora la facoltà rischi addirittura di chiudere per la scarsità di iscritti generata (anche) dalla difficoltà dei ragazzi in arrivo da fuori a trovare una buona sistemazione. Qualcuno la definisce una città per vecchi e bambini, ma scommetto che pure loro non si trovano a proprio agio in questo mortorio. Il dualismo tra i due rioni, Oneglia e Porto Maurizio, complica ancora di più le cose, perché rende difficile possibili collaborazioni per allestire eventi per lo meno dignitosi. E comunque, più che le possibilità, credo manchi una volontà di investire su Imperia in maniera più ricreativa e meno speculativa. Forse è anche colpa del paesaggio troppo bello e del clima troppo mite, che ci impigriscono mentalmente, lasciandoci a godere del sole e del mare, invece di architettare qualcosa per rendere più divertenti e emozionanti le nostre giornate (e nottate).
Che rapporto hai con il mondo dei writers?
Un rapporto di complicità e di stima, almeno da parte mia. Fin da bambino sono sempre stato attratto dalle scritte e i disegni avvistati sui muri in giro per la città. Poi si tratta di un mondo caleidoscopico, ai margini della clandestinità, in cui si trova di tutto, in particolare una grande creatività e il desiderio di sperimentare ogni giorno nuove forme di espressione e comunicazione, non solo sui muri con gli spray, come si evince anche da quello che c’è su di loro sul mio blog http://ilmurodimarcovallarino.wordpress.com che riprende molti articoli scritti per “Il Secolo XIX” e altri giornali. Più nel dettaglio, ho stretto belle amicizie e qualche proficua forma di collaborazione artistica, tra cui quella – che mi rende assai orgoglioso – con Opiemme, il famoso artista stradale che a gennaio sarà a Imperia per realizzare un’opera dedicata ai contenuti letterari del mio romanzo.
E con la scrittura interattiva in Internet?
All’estero la chiamano Interactive Fiction, in Italia avventure testuali. Sono i giochi in cui grafica e sonoro vengono sostituiti da testo scritto e il giocatore muove il suo personaggio, in uno scenario fatto interamente di parole, attraverso brevi comandi contraddistinti dalla sintassi verbo+oggetto come: mangia la mela, prendi la spada, indossa l’armatura, uccidi il troll, apri la porta. Mi ricordo che prima ancora di leggere i primi fumetti o libri, da piccolissimo ero già un grande appassionato di questo particolare genere di videogiochi, che negli anni 80 ha avuto in Zork e Avventura nel Castello due grandi classici. Ovviamente anche qui non ho resistito alla tentazione di scrivere qualcosa di mio e negli anni devo dire che ho ricevuto molti più messaggi da chi ha giocato alle mie avventure che da chi ha letto i miei articoli o racconti. Onestamente non so se sperare che questo romanzo possa invertire la tendenza, comunque il mio ultimo gioco si intitola Darkiss! Il bacio del vampiro, è on line sul sito http://darkiss.nucleoardente.it e, grazie al formato multi piattaforma Z-Code, può essere liberamente scaricato e installato su quasi ogni tipo di dispositivo fisso e mobile, iPhone e iPad compresi. Sul fronte della narrativa “non interattiva”, ho aperto da qualche settimana il sito di storie inquietanti Altrove http://www.fantascienza.net/vallarino/altrove in cui mi sto divertendo a ripubblicare vecchi racconti horror e thriller scritti negli anni addietro per le occasioni più disparate.
Ti è mai capitato di leggere un racconto a puntate come quello protagonista de “Il Muro”?
A puntate no, però ciò che mi ha fatto scattare l’idea di una simile situazione è stato vedere a Torino nel 1998 una lunghissima dedica d’amore scritta sul muro di un palazzo, che faceva quasi il giro dell’intero edificio. Mi domandai cosa sarebbe successo se l’autore del graffito non fosse riuscito a terminare il messaggio e improvvisamente mi balenò l’idea della storia a puntate. Una storia horror, ovviamente, tanto per garantire la giusta suspense e avere un adeguato margine di azione creativo.
Che rapporto hai con il mondo delle discoteche?
Anche qui ho un rapporto di grande complicità, non solo perché da giornalista di pagine degli spettacoli mi occupo spesso di by-night e fashion system (come li chiamano loro), ma anche perché andando in giro “dopo il tramonto” le discoteche sono tra i pochi posti in cui ci sia movimento fino a (molto) tardi. Inoltre, nel cosiddetto mondo di plastica, si trovano personaggi che potrebbero riempire più di un libro e che effettivamente, dopo anni di assidua frequentazione, mi hanno riempito i cassetti di appunti, che un giorno mi deciderò a tirar fuori per scrivere qualcosa di epocale (o almeno spero) sull’ambiente.
Quanta paura hai avuto scrivendo la tua storia e quanta ne volevi imprimere nei lettori?
Inizialmente volevo imprimere curiosità e pure io ero curioso di vedere dove potevo arrivare con un attacco del genere, cioè due ragazzi che, mentre attendono l’autobus per la scuola, trovano un misterioso racconto pubblicato “a puntate” sui muri della città e, incuriositi dal contenuto crepuscolare e bizzarro, decidono di provare a rintracciarne l’autore. Poi, visto che proprio il racconto a puntate era abbastanza horror, ho deciso di giocarmi questo margine di inquietudine dando vita a una storia d’amore a tinte dark (come l’ha definita un lettore) che nel momento critico della storia, tra le tombe di un cimitero durante un temporale, dovrebbe – spero – offrire più di qualche semplice brivido, anche senza particolari spargimenti di sangue.
Come trovi che si sia sviluppata negli anni la scena letteraria dark, pulp, noir, gialla ligure?
Si è sviluppata molto, pure troppo, nel senso che dopo l’auspicato successo del giallo ligure a metà degli anni 2000 come nuovo fenomeno letterario (almeno a livello locale), con l’allestimento del festival Mare Noir e l’attenzione di molti media nazionali, le librerie sono state invase da volumi di tutte le taglie e qualità, molti dei quali a mio avviso non erano niente di che e hanno solo contribuito a saturare anzitempo il mercato. Per fortuna, “grazie” a questa crisi che non accenna a passare, gli editori hanno capito anche in Liguria che bisogna pubblicare meno e solo quando ci si trova di fronte a opere davvero notevoli. Questo non solo permetterà ai lettori di scegliere le proprie letture più tranquilli, ma anche agli scrittori di affrontare con più fiducia e motivazione la sfida della pubblicazione.
Tu per anni hai creduto nelle antologie autoprodotte, quanto credi che servano a promuovere gli autori e a farli conoscere fra di loro?
Servono abbastanza. Il vero problema è che, in base alla mia esperienza di giornalista oltre che di scrittore, anche pubblicare con editori grossi o blasonati non serve a granché, se non si può contare su una adeguata promozione (che costa) e un ufficio stampa in grado di fare il suo lavoro (cosa su cui non sempre si può contare). Dunque, se anche con i big si rischia il flop, tanto vale arrangiarsi con editori meno conosciuti, a patto però di non dover pagare per pubblicare e avere una reale distribuzione (anche se minima) nelle librerie o almeno sui siti convenzionati. Proprio per questo il fandom serve, perché permette di crearsi le basi di esperienza e pubbliche relazioni per poi affrontare con più consapevolezza il mercato. Ormai gran parte della comunicazione gira su Internet e in particolare sui social network, dunque basta un po’ di inventiva – per non dire furbizia – per farsi conoscere e schiodare (almeno) qualche centinaio di copie.
Progetti nel cassetto?
Sto finendo di sistemare due romanzi. Uno è quasi un pulp e parla di una insana (molto insana) passione per le armi da fuoco. L’altro racconta di un sogno che quando si realizza diventa un vero e proprio incubo. Poi sto cercando di scrivere in tempi brevi il seguito del mio gioco di vampiri, di cui vorrei addirittura fare una trilogia, dunque il lavoro non mancherà. Il progetto più importante però riguarda il trattamento di un film noir sul mondo delle discoteche, che sto finendo di scrivere per un produttore presumibilmente interessato a occuparsi della cosa. Sarebbe tra l’altro una bella occasione per girare un film nel ponente ligure, dove da tempo le grandi produzioni latitano.
Topics: Interviste | 2 Comments »
Dicembre 22nd, 2011 alle 01:36
[...] vampiri di Darkiss si è parlato pure sul blog Rai di Tutti i colori del giallo, nella intervista che il padrone di casa Luca Crovi mi ha fatto la settimana scorsa sul mio romanzo Il Muro (da [...]
Dicembre 20th, 2011 alle 11:42
[...] in onda nel 2006 in due belle puntate dedicate a Noir Magazine e Mare Noir 2 – mi ha dedicato una bella intervista sul writing e gli altri temi del libro riservando qualche domanda alla mia attività di giornalista e autore di [...]