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Robert Harris svela i segreti de l’”indice della paura”

By a.fognini | Settembre 12, 2011

di Luca Crovi

Gli economisti di tutto il mondo lo hanno battezzato con la sigla di “VIX” e con il nome di “Fear Index” (“l’indice della paura”) ed è  una sorta di termometro che serve a monitorare la “volatilità” e “la percezione del rischio finanziario sul mercato”. Più gli  investitori hanno paura e si fanno prendere dall’ansia e più tendono a vendere certe azioni e più matematicamente il VIX sale. Da tempo il VIX è diventato una sorta di “sismografo delle borse” (soprattutto dopo i fatti dell’11 settembre 2001) e cosa potrebbe succedere se qualcuno riuscisse a inventare un metodo per individuare in anticipo questo valore? Quanto potrebbe valere una scoperta del genere? Ce lo racconta sotto forma di thriller “L’indice della paura” (Mondadori) di Robert Harris, dove il pluripremiato autore inglese di “Fatherland”, “Ghostwriter”, “Enigma” e “Pompei” ci da una sconvolgente immagine del mercato finanziario internazionale in un romanzo che parla di economia, paura, intelligenza umana ed intelligenza artificiale. Per presentare in anteprima mondiale il suo romanzo Harris ha scelto l’Italia e in particolare il Festivaletteratura di Mantova dove oggi presenterà “L’indice della paura” ne è protagonista, l’ex studioso del CERN Max Hoffman che è riuscito a creare un algoritmo il VIXAL-4 capace di ricalcolare in tempo reale “l’indice della paura” e di usarlo come mezzo di investimento sul mercato grazie a un sofisticato “fondo speculativo privato”. Hoffman è riuscito in breve tempo a far fruttare la sua invenzione, ma da quando un misterioso intruso si intrufola nella sua villa di Ginevra la sua vita non sarà più la stessa. Si accorgerà di essere spiato e probabilmente al centro di una terribile macchinazione destinata a mettere in pericolo la sua vita e quella di sua moglie Gabrielle.

-Com’è nata l’idea del libro?

Tutto è iniziato una dozzina di anni fà quando mi sono trovato fra le mani un libro di Bill Gates che raccontava la sua esperienza nel mondo del computer e i rapporti fra l’intelligenza umana e quella artificiale e la vera rivoluzione che era in atto, capace di invertire i rapporti fra l’uomo e la macchina. Mi sono trovato così a scrivere  un romanzo che trattasse il tema della pura, una volta che mi sono accorto quanto il rapporto di panico fosse intrensicamente collegato con le nuove tecnologie e le nuove macchine. Oggi se uno di oggi parla di attacchi di panico con un esperto di economia o di computer questi gli risponderebbe che sono il suo pane quotidiano e che anzi la certezza della paura degli utenti, degli imprenditori e degli acquirenti da una grande sicurezza a chi deve lavorare per loro perché li rende prevedibili”.

Ma si aspettava di scrivere un libro così attuale, vista l’odierna crisi di mercato?

 ”Affatto. L’ho scritto in un anno e non mi sono mai sentito nè Cassandra nè Nostradamus, volevo semplicemente scrivere un libro sui rapporti incontrollati fra l’intelligenza umana e quella artificiale, è per questo che tutto il mio thriller è costellato da citazioni di testi di Charles Darwin e sulle sue teorie circa la paura e l’evoluzione.

Anche lei però deve ammettere di essere diventato un titolo in borsa quando si è saputo che stava scrivendo un’opera del genere?

 ”Non ci ho pensato, però è vero che non avevo neanche finito di scrivere il sesto capitolo che la Fox ha chiesto di potere opzionale i diritti cinematografici del romanzo. Quando poi mi hanno detto che volevano affidarlo al mio amico Paul Greengrass non potevo che essere contento del risultato. Adoro il suo modo di girare spystories come quelle del ciclo di Bourne. Sono contento che gli abbiano affidato il progetto”.

Il suo protagonista Max Hoffman chiede che nulla di cartaceo sia presente nella sua azienda ma è un collezionista di rarissimi libri?”

 In realtà era Bill Gates che nel suo libro sosteneva che un’azienda del futuro non dovesse avere libri cartacei di nessun genere, all’epoca la cosa mi aveva inquietato non poco e per questo ho voluto che l’edge fune ideato dal mio eroe eliminasse i libri di carta fin dal proprio statuto”.

E la citazione dal “Frankesetein” di Mary Shelley con cui si apre il romanzo?

 ”Beh, quel libro è nato a Ginevra che è la protagonista del mio romanzo. Un luogo a tratti spettrale, strambo, originale, la perfetta location per un thriller. Un luogo dove la gente può sopravvivere a tutto e a tutti a tal punto che sembra inventato”.

Che immagine ne viene fuori della moderna società economica?

Credo un’immagine singolare. Tutti sono abituati a immaginarsi la fiction delle borse internazionali come quella di un film come “Wal lStreet” di Oliver Stone dove il fattore umano gioca ancora un ruolo preponderante. Io invece parlo di stanze piene di gelidi computer dove raramente hanno accesso gli esseri umani e che anzi sono governate a distanza da un algoritmo”.

Topics: Interviste | 2 Comments »

2 risposte per “Robert Harris svela i segreti de l’”indice della paura””

  1. L’Indice della paura e l’incubo della finanza | Pino Bruno scrive:
    Novembre 25th, 2011 alle 13:15

    [...] Luca Crovi, Robert Harris svela i segreti dell’”indice della paura”, Giallo Rai [...]

  2. ∂| Fantascienza.com Blog |uno Strano Attrattore » Blog Archive » Universi fantascientifici a portata di tutti scrive:
    Ottobre 16th, 2011 alle 12:11

    [...] e inglesi (penso a Audrey Niffenegger, Chuck Palahniuk, ma anche a Robert Harris con Fatherland e L’indice della paura, quest’ultimo scoperto grazie a una segnalazione di Italo Bonera sulla lista di discussione [...]

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