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Lansdale racconta il cuore di sabbia della Grande Depressione americana
By a.fognini | Giugno 29, 2011
di Luca Crovi
La scorsa settimana è stato ai nostri microfoni, eccovi il pezzo di recensione per il quotidiano “Il Giornale” che ho dedicato all’ultima avventura letteraria di Joe. R. Lansdale. Un romanzo intitolato che si intitola “Cielo di sabbia” (Einaudi) che è destinato a scuotervi con la furia di una tempesta di sabbia.
Uragani, tornadi, violenti temporali sono da tempo una costante nella narrativa di uno scrittore americano come Joe R.Lansdale che ha sempre dichiarato che queste violente situazioni climatiche mettono sempre in luce “il meglio e il peggio degli esseri umani”. Situazioni di estremo pericolo in cui il singolo è costretto a lottare contro una natura invicibile: può cercare inutilmente di sfuggire ad essa o semplicemente può accettarla e in qualche modo combatterla, accettandone la sfida. Romanzi come “L’anno dell’uragano” (Fanucci), “La notte del Drive In” (Einaudi) e “Bad Chili” (Einaudi) sono scanditi da queste situazioni catastrofiche estreme e bisogna ammettere che Lansdale non ha praticamente quasi mai inventato nulla di quello che ha raccontato in queste storie.
Nella zona in cui vive a Nacogdoches in Texas certi eventi atmosferici sono una costante naturale, e lui stesso è personalmente sopravvissuto a due di tornadi, senza contare che è uno dei pochi scrittori al mondo che ha potuto constatare di persona la violenza devastante dell’uragano Kathrina quando questo ha raggiunto la sua casa. E anche per il recente “Cielo di sabbia” (Einaudi) Lansdale ha attinto alle storie del patrimonio di famiglia e in particolare a quelle di “Bud e O’Reta Lansdale che sono sopravvissuti alla Grande Depressione”. Un periodo storico che Lansdale riesce a riraccontarci in maniera originale a partire dalla descrizione delle devastanti tempeste di sabbia che fra il 1931 e il 1939 devastarono il territorio degli Stati Uniti centrali e del Canada e misero letteralmente in ginocchio la popolazione.
“Cielo di sabbia” inizia con la descrizione della Dust Bowl che si abbatte sull’Oklahoma e trasportandovi polveri provenienti dal Texas, Kansas e Nebraska: “Secondo la mamma bastava guardarle bene, quelle tempeste di sabbia per scorgervi il volto del diavolo – scrive Lansdale – Io non ci giurerei, su questa faccenda del diavolo e compagnia bella, ma so per certo che la sabbia, a volte, sembrava assumere forme vere e proprie; tanto da farmi credere che un volto, là dentro, ci fosse davvero. Un volto malvagio e furibondo, che aveva tutte le intenzioni di spazzarci via”.
A raccontare le vicende è il giovane Jack la cui madre muore intossicata ai polmoni dalla polvere mentre il padre affranto dalla disperazione sceglie, pochi giorni dopo, la via del suicidio. Jack non si sarebbe mai sognato in vita sua di dovere diventare un eroe come quelli dei romanzi che legge, ma riesce ciònonostante a sopravvivere in qualche modo alla furia degli eventi. Riesce in quei giorni di carestia ed abbandono a sfamarsi con le carni dei pochi conigli morti nascosti dalla famiglia, sopravvive grazie all’acqua del pozzo della fattoria che non è ancora ostruito dal fango.
Come un fantasma si aggira per la casa distrutta proteggendosi la vista con gli occhiali da pilota aereo del nonno mentre intorno a lui la tempesta ulula e la sabbia ricopre ogni cosa. E mentre l’Apocalisse sembra essere per lui discesa in Terra farà l’incontro con due altri sopravvissuti ì: Jane e suo fratello Tony. I due lo hanno raggiunto perché hanno un piano da proporgli: impadronirsi della macchina del vecchio Turpin (anche lui deceduto durante il cataclisma) con la quale potere sfuggire alla furia della polvere rossa e raggiungere insieme il Texas. Da quel momento i tre ragazzi a bordo di una Ford V8 si trovano a peregrinare per un’America selvaggia e rurale che li costringerà a crescere definitivamente. Incontreranno famiglie disperse, folli deliranti, rapinatori, vagabondi, cavallette e alligatori e matureranno una consapevolezza di sé e del mondo che li circonda che li porterà a combattere con istinto e sincerità ogni avversità.
E se le prime pagine di “Cielo di sabbia” sembrano rimandare alle situazioni estreme e devastate descritte ne “La strada” di Cormack McCarthy il prosieguo della storia ci mostra come Joe R. Lansdale abbia anche una grande dimestichezza con le atmosfere di un serial televisivo della HBO come “Carnivàle” e con quelle di romanzi come “Furore” di John Steinbeck e “Questa terra è la mia terra” di Woody Guthrie. E in particolare sono proprie certe pagine del folk-rocker americano che sembrano essere spesso riprese da Lansdale nella sua narrazione, pagine in cui i lettori incontrano un’umanità segnata per sempre dalla ineluttabilità degli eventi e che Guthrie descrive così nel suo romanzo: “muratori, falegnami, carrettieri, orde di commercianti di cavalli e affollatissimi e sgangheratissimi carri di girovaghi.
Giocatori d’azzardo, ruffiani, prostitute, spacciatori di droga e venditori di cianfrusaglie, suonatori ambulanti e cantanti di strada, predicatori che sbraitavano invocando l’amore fra gli uomini e chiedevano l’elemosina agli angoli delle strade, indiani in abiti variopinti e luridi che salmodiavano sui marciapiedi mentre i loro bambini accanto giocavano nella sporcizia e nella polvere di carbone”. Sopravvissuti con i quali si incontrano e scontrano per tutta la durata di “Cielo di sabbia” i nostri Jack, Jane e Tony che scoprono come il circo della vita intorno a loro possa sopravvivere meglio se racchiuso fra i tendoni di un luna-park ambulante.
Un luogo dove può emergere proprio dalla promiscuità di chi lo abita una solidarietà capace di sfidare anche l’avverso destino. E i tre ragazzi con coraggio potranno scegliere qual è la loro strada e qual è la loro terra, assediati spesso da banditi che riportano alla mente personaggi come John Dillinger. Uomini disperati che impugnano le pistole nella speranza di riprendersi quella vita che l’avversa natura sembra aver loro portato via.
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