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C’era una volta Capitan Salgari

By a.fognini | Aprile 6, 2011

In attesa di proporvi uno speciale interamente dedicato a Yanez e Sandokan che andrà in onda il prossimo 24 aprile e di cui sarà protagonista Paco Ignacio Taibo II, vi propongo la lettura di uno special salgariano che ho realizzato ieri per il quotidiano “Il Giornale”. Ci occuperemo dei misteri che riguardano lo scrittore d’avventura veronese in diretta dall’imminente Salone del Libro di Torino, dove avremo occasione di celebrare non solo il centenario della sua scomparsa ma parleremo anche dei rapporti fra Emilio Salgari e Cesare Lombroso.

di Luca Crovi

“Sin da ragazzo gli piaceva disegnare navi, vascelli alberati, cutter, brigantini, e più c’erano alberi e vele e sartie da disegnare più godeva, specie a disegnare battaglie navali, le nuvolette che fanno i cannoni quando sparano”. Così Ernesto Ferrero nel suo recente romanzo “Disegnare il vento – L’ultimo viaggio del Capitano Salgari” (Einaudi) immagina la passione creativa per l’avventura  dello scrittore Emilio Salgari. Un bambino a cui piaceva disegnare il vento perché per lui “era un po’ come disegnare la libertà, la forza. La vita. Rendere visibile l’invisibile”. E quest’anno, in cui si celebra il centenario della scomparsa del “padre degli eroi”, si moltiplicano le pubblicazioni dedicate al grande maestro della letteratura d’avventura. A scoprirne il corpo suicida il 25 aprile del 1911 fra i boschi della proprietà Rei in Val San Martino fu una donna: “L’ha trovato Luigia Quirico, la lavandaia – scrive sempre Ferrero nel suo libro – mentre attraversava il bosco del Lauro in cerca di legna, che erano già le sei. Prima ha visto la giacca ripiegata per bene, la paglietta e il bastone da passeggio posati sull’erba appena spuntata. Le è sembrato di aver sorpreso un gitante addormentato, stava per scusarsi”. Ed è proprio il punto di vista delle donne che hanno incontrato e conosciuto Salgari quello che emerge primariamente nel romanzo corale di Ernesto Ferrero che racconta gli ultimi anni di vita del Capitano Salgari attraverso i ricordi di coloro che lo conobbero e, in particolare, attraverso il diario della giovane aspirante scrittrice Angiolina Comoglio che vorrebbe (lei figlia di un produttore di vermouth e altri liquori) che Salgari distillasse per lei i segreti della magia delle sue storie. Fra le pagine di “Disegnare il vento” riemerge lo spirito inquieto e solitario del grande narratore attraverso una narrazione sognante e poetico. I suoi segreti biografici vengono invece disvelati dagli studiosi veronesi Claudio Gallo e Giuseppe Bonomi nella recente biografia “Emilio Salgari, la macchina dei sogni“ (Rizzoli).  Un volume ricchissimo di fonti documentarie e testi d’epoca che esplora la burrascosa vita di Salgari (fra il 1862 e il 1911), le sue passioni per lo sport (ginnastiche, scherma, ciclismo) e il teatro, le sue esperienze di acuto cronista (recensì mostre, intervistò missionari, esploratori e persino Buffalo Bill) fino ad arrivare svelare come nacquero i suoi romanzi e i suoi personaggi più famosi da Sandokan al Corsaro Nero a Capitan Tempesta. Fra le pagine del libro di Gallo e Bonomi verifichiamo, nel racconto trasposto da Luigi Zannini, che il piccolo Salgari aveva una particolare predilezione per i giochi dei pirati e per le simulazioni di navigazione, tanto che, dopo un’esondazione del torrente Progno: “Emilio con quattro assi si fabbricò una zattera, con un’altra assicella, un remo e giù nell’acqua; ma dopo pochi metri fece un capitombolo, la zattera partì ed egli venne travolto dalla corrente e salvato a stento dai compagni. Il giorno dopo prese una brenta da bucato, la rotolò fino al fiume, vi saltò dentro, fece alcuni metri e si arenò. Visto che non riusciva a nulla, riprese la brenta e tornò a casa”.  Prezioso anche il percorso proposto da Silvino Gonzato nel suo “La tempestosa vita di Capitan Salgari” (Neri Pozza Editore) che, partendo dalle osterie veronesi risale verso la Valpollicella di cui era originario Salgari e ne narra le aspirazioni mai realizzate di capitano, i rapporti burrascosi con gli editori, i “duelli in riva all’Adige”, le imprese letterarie, le traversie familiari e il destino finale di “vinto”. Per quanto riguarda gli apocrifi salgariani approdati nelle librerie va sicuramente ricordato “Ritornano le tigri della Malesia (più antimperialiste che mai)” (Marco Tropea Edizioni) di Paco Ignacio Taibo II, un divertente pastiche letterario che mette in scena Sandokan e Yanez insieme a personaggi inaspettati come Frederich Engels, Rudyard Kipling e il professor Moriarty. Ai rapporti reali ed immaginari fra Emilio Salgari e l’antropologo e criminologo Cesare Lombroso sono invece dedicati i romanzi “La vergine delle ossa” (Castelvecchi) di Luca Masali ed “Emilio e il Professore” (Pubblicato dall’Autore) di G. Luca Boschiero, due feuilletons a tinte forti che mettono in primo piano i rapporti fra criminalità e follia che coinvolsero i due singolari personaggi. La casa editrice Minimum Fax, dal canto suo, ha dato alle stampe il cofanetto intitolato “Capitan Salgari” che comprende un documentario (al quale partecipa anche in qualità di lettore Gino Paoli) realizzato da Marco Serecchia  che ripercorre le tappe salienti della vita e delle opere di Salgari affiancato da un volume intitolato “Una tigre in redazione. Le pagine sconosciute di un giornalista d’eccezione”, a cura di Silvino Gonzato, contenente alcune delle pagine più significative del suo prolifico lavoro di cronista e “forzato della penna”.

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