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Don Winslow reinventa Trevanian

By a.fognini | Marzo 3, 2011

In attesa di proporvi prossimamente a “Tutti i colori del giallo” una bella intervista a Don Winslow vi propongo la lettura di questo articolo da me pubblicato sul quotidiano “Il Giornale” dove esploro l’immaginario dell’ultimo romanzo costruito dallo scrittore americano seguendo le suggestioni di un altro grande maestro del thriller come Trevanian. 
luca

Per generi come il thriller e lo spionaggio la figura del killer (dell’eliminatore capace di attingere a sofisticatissime tecniche di morte per far piazza pulita della concorrenza) è una delle più ricorrenti ed amate dai lettori. Nel 1979 lo scrittore Trevanian (pseudonimo dietro il quale si celava lo statunitense Rodney William Witaker) decise di creare per un suo thriller intotolato “Shibumi” un professionista dell’omicidio per certi versi originalissimo. Si tratta di Nicholai Hel, un sicario le cui capacità farebbero gola a qualsiasi superpotenza mondiale. Hel è infatti un maestro del “nudo uccidere” oltre che un superesperto dell’antichissimo “gioco del go”.  È l’ultimo discendente di una famiglia russa emigrata a Shangai (città dove ha passato la sua infanzia) mentre durante l’adolescenza si è trovato a vivere in Giappone dove è stato adottato da un nobile-soldato che lo ha educato secondo i dettami della cultura orientale. Nel tempo Nicholai Hel, oltre ad aver imparato a trasformare qualsiasi oggetto comune in un’arma mortale, ha acquisito doti mistiche che lo rendono capace di staccarsi mentalmente dal mondo. Insomma, un assassino praticamente invincibile che per la sua forza dirompente preoccupò a tal punto il suo creatore Trevanian che appose la seguente nota nella prima edizione del suo romanzo: “Nicholai Hel si avvarrà della tecnica di nudo uccidere, che però non sarà mai descritta nei particolari. In un libro precedente l’autore descriveva una pericolosa ascensione in montagna. Durante la trasformazione di tale romanzo in un insipido film (“Assassinio sull’Eiger” di e con Clint Eastwood ndr.) un giovane e brillante scalatore rimase ucciso. In un libro successivo l’autore illustrò un metodo per rubare dei quadri in qualsiasi ben protetto museo. Poco dopo la pubblicazione della versione italiana di questo libro, tre dipinti furono rubati a Milano con lo stesso identico metodo descritto, e due di essi rimasero irrimediabilmente mutilati. Un mero senso di responsabilità sociale gli impone ora di evitare esatte descrizioni tecniche e di avvenimenti che, pur rivestendo, forse, un certo interesse per un pugno di lettori, potrebbero contribuire al male fatto a (e da) i non iniziati…”. Non sappiamo se ci siano stati nel tempo killer che abbiamo cercato di emulare le gesta di Nicholai Hel ma è sicuro che autori di thriller di successo come Eric Van Lustbader e Barry Eisler hanno sapientemente sviluppato nei loro romanzi certe tematiche anticipate da Trevanian (il cui romanzo viene ripubblicato in questi giorni in Italia da Bompiani con il titolo “Shibumi. Il ritorno delle gru. L’etica dell’assassino perfetto”). Per poter rimettere in scena quell’originalissimo personaggio ci voleva però uno scrittore capace di ridare spessore alle peripezie di Nicholai e di ridargli spessore. Ad accettare il guanto della sfida è stato Don Winslow che con “Satori” (Bompiani) ha costruito un adrenalinico prequel della storia di Trevanian riconfermando così le sue grandi di narratore già dimostrate precedentemente in “L’inverno di Frankie Machine”, “Il potere del cane” e “La pattuglia dell’alba”. E l’impresa possiamo dirvi che è riuscita in pieno, nonostante in partenza potesse risultare “scoraggiante”, visto che, come racconta lo stesso Winslow nell’introduzione al volume, si trattava di “ricreare l’Asia del 1951, il che comportava ricerche entusiasmanti ma molto impegnative. Ancora più complesso era il tentativo di raccontare un Nikolai Hel che il lettore potesse riconoscere come l’uomo adulto di ‘Shibumi’, descrivendo nello stesso tempo, un personaggio di ventisei anni e un neofita nel mondo dello spionaggio. Poi dovevo  tentate di avvicinare la mia voce a quella di Trevanian, rispettando i ‘paletti’ della trama  che lui aveva predisposto”. In “Satori” incontriamo così Nicholai Hel dopo che è stato a lungo rinchiuso in una prigione di Tokyo. E’ stato torturato per lungo tempo (sottoposto a sevizie orribili a base di pestaggi, droghe psicotrope e interrogatori) e condannato per l’omicidio del suo patrigno il generale Kishikawa. Il volto tumefatto e scomposto di Hel è irriconoscibile e i servizi segreti americani lo tirano fuori di galera per proporgli di eliminare un consigliere militare sovietico a Pechino. Un delitto eccellente destinato a scatenare una vera e propria guerra fra la Cina e la Russia. A preparare alla missione Hel è la bellissima Solange, un’avvenente ex maitresse francese che finirà per innamorarsi di lui… Ma ovviamente, come ben sanno i lettori, nulla è ciò che sembra e ben presto Hel si troverà a fronteggiare una lotta aperta su più fronti. Il romanzo di Don Winslow ha una scrittura efficace e asciutta mescola con divertimento azione, erotismo e suspense. L’ex detective-scrittore dimostra una conoscenza radicata della cultura giapponese a partire dall’incredibile cerimonia del the (cha-kai) che apre il libro e che convincerà Nicholai Hel ad accettare la sua missione. Poco per volta “l’assassino perfetto” prenderà consapevolezza della situazione in cui è finito e saprà venirne fuori raggiungendo la condizione del satori, concetto del buddismo zen che come scrive Winslow “indica il risveglio, la comprensione della vita come realmente è. Esso non giunge con il risultato della meditazione o del pensiero consapevole, ma può arrivare col sussurro del vento, lo scoppio di una fiamma o il cadere di una foglia”. E saranno molti i corpi che cadranno prima della fine del libro.

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Una risposta per “Don Winslow reinventa Trevanian”

  1. Carlo Mamprin scrive:
    Dicembre 4th, 2011 alle 19:40

    Cincordo, bellissimo libro, devono impare in molti da lui, da i ghost writer del povero Ludlum a quello che si reinventato James Bond e anche al nostro sopravalutato Faletti

Commenti