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Il mio cadavere di Francesco Mastriani

By a.fognini | Gennaio 11, 2011

di Luca Crovi

A chi va ascritta la paternità del primo giallo italiano? Fino a qualche tempo fa, quando la letteratura poliziesca nostrana non era assunta agli allori delle classifiche il dibattito fra gli studiosi non era particolarmente acceso e si tendeva ad attribuire generalmente ad Emilio De Marchi e al suo “Il cappello del prete” (1887) la primogenitura del genere in Italia. Una più accurata indagine letteraria ha poi portato i ricercatori a poter far risalire l’origine del protonoir a Jarro (alias Giulio Piccini) che nel suo “I ladri di cadaveri” nel 1883 mette in scena l’abilissimo commissario Lucertolo.  Sempre nello stesso anno anche Cletto Arrighi dava alle stampe i nerissimi “La mano nera” e “Un suicidio misterioso” e dopo le accurate indagini dello scrittore Massimo Siviero nel volume “Come scrivere un giallo italiano” sembrerebbe che la data di origine andrebbe portata ancora più indietro ovvero al 1852, anno in cui uscì il romanzo “Il mio cadavere” pubblicato a puntate sul quotidiano napoletano Roma nel 1852 e l’anno dopo in volume dall’editore Rossi di Genova. Finalmente i lettori possono rileggere quel densissimo feuiletton di Francesco Mastriani grazie alla sua pubblicazione nella nuova collana Gialli Rusconi che affianca a opere inedite contemporanee come “L’ombra del destino” di Daniele Cambiaso ed Ettore Maggi alcuni repechages. Anzitutto va sottolineato come questa edizione de “Il mio cadavere” sia stata riveduta e corretta dal responsabile della collana il noirista Divier Nelli che per aumentare il parco dei lettori dell’opera ha deciso di dargli una bella sistemata lessicale e grammaticale, riscrivendo alcune parti che forse sarebbero risultate ostiche ai più. Se voleste invece leggere il testo originale non riscritto vi suggeriamo di recuperarlo a questo indirizzo: http://www.archive.org/stream/ilmiocadavere00mastuoft/ilmiocadavere00mastuoft_djvu.txt

 Protagonisti de “Il mio cadavere” sono quattro persone che vivono nella Napoli 1826: Daniel Fritzheim, alias Daniel De Rimini, è maestro di musica assetato di ricchezza; la povera Lucia che, dopo la morte dei genitori, deve sbarcare il lunario per dar da mangiare ai suoi quattro fratelli; l’avvenente e ricchissima Emma che è abituata a vedere gli uomini strisciare ai suoi piedi ed il baronetto dissoluto Edmondo. La morte di quest’ultimo porterà all’apertura di una vera e propria indagine da parte del dottor Weiss che analizzando il cadavere del povero Edmondo dimostrerà conoscenze di anatomia degne della moderna Kay Scarpetta e un fiuto da segugio infallibile. E dalla storia emergono poi questioni enigmatiche di cui verrà data soluzione durante lo svolgimento della storia: chi sono in realtà i cavalieri del firmamento? Chi è in realtà il misterioso Maurizio Barkley che sembra essere il vero artefice del complotto narrato nel denso feuilleton di Mastriani?

Se Benedetto Croce fu uno dei primi critici a sottolineare l’abilità di Mastriani nella costruzione delle sue storie di genere la sua più convinta e appassionata fan fu Matilde Serao che firmò dopo la morte dello scrittore partenopeo il seguente corsivo sul “Corriere di Napoli” del 7 gennaio 1891: “Tutti sorrisero, quando Francesco Mastriani, nel solo momento di orgoglio della sua umile esistenza di romanziere, scrisse di aver voluto, prima di Emilio Zola, fare il romanzo popolare, verista, come si diceva: tutti sorrisero alla spacconata del povero don Chisciotte della romanzeria napoletana, ma egli non aveva assolutamente torto. Aveva torto di volersi misurare con Emilio Zola; ma attraverso tutta la rettorica delle suei dee e delle sue narrazioni, attraverso quel concetto ristretto del bene e del male, fiorisce una certa verità popolare che sarà, poi, il punto di partenza onde i sociologi e gli artisti trarranno il grande materiale del romanzo napoletano. Piccola verità popolare, invero, e che consisteva soltanto nel chiamare coi loro veri nomi i tetri frequentatori delle bettole, col loro nome esatto e con la loro topografia i vicoli sordidi e lugubri dove si annida, in Napoli, l’onta, la corruzione, la morte; piccola verità affogata nella frondosità fastidiosa del romanziere che ha cominciato a vedere, ma che non ha forza, coraggio, tempo di vedere molto, di vedere tutto: piccola verità, dirò così, esteriore, che la falsità bonaria del resto annega, ma che è uno spiraglio di luce, attraverso la tenebra, ma che è la fioca lampada nella notte profonda che altri vedrà e che li condurrà alla loro strada, e tutta quanta la verità come è, nuda, schietta, tutta piena di strazio ma non senza conforto.»”.  Rileggendo “Il mio cadavere” di Francesco Mastriani vi troverete a leggere un’opera che racconta in maniera sincera la Napoli dell’Ottocento e ne mostra il palpitante cuore noir.   E nel caso l’opera vi lasciasse a bocca aperta vi consigliamo di recuperare anche il non meno intenso “La cieca di Sorrento” che è stato ristampato l’anno scorso dall’editore Avagliano e che ci riconferma come il talento di Mastriani avesse più di una freccia al suo arco.

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Topics: Intervento | 5 Comments »

5 risposte per “Il mio cadavere di Francesco Mastriani”

  1. Francesco Mastriani da il mio cadavere ai Vermi “studi storici sulle classi pericolose in Napoli “ | controappuntoblog.org scrive:
    Febbraio 10th, 2013 alle 16:38

    [...] Il mio cadavere di Francesco Mastriani [...]

  2. nicoletta scrive:
    Giugno 21st, 2012 alle 20:21

    Leggere Mastriani sciacquato nei fetidi navigli non ha proprio senso ,il romanzo va letto nella sua stesura iniziale,basta un po’ di pazienza e un vecchio vocabolario 1880 e tutto si risolve.E non mi sazierò mai abbastanza di leggerlo così.
    Cordiali saluti

  3. gaetano bonelli scrive:
    Maggio 22nd, 2012 alle 13:45

    Mastriani, rappresenta un esempio di talento non ancora del tutto valorizzato e conosciuto come meriterebbe.
    Nonostante abbia venduto milioni di libri, morì povero.
    La sua Napoli e l’Italia dovrebbero ricordarlo alle future generazioni con un monumento!

  4. anna scrive:
    Maggio 16th, 2012 alle 12:09

    grazie per questo articolo,per chi legge mastriani è una manna.
    conoscere dettagli della vita dello scrittore ci fa avvicinare sempre più al suo mondo.

    ho letto la contessa di mates, sono rimasta affascinata proprio dal suo modo di scrivere.

  5. Massimo scrive:
    Gennaio 11th, 2011 alle 20:43

    Complimenti a Luca per l’acume critico e la puntuale informazione sulla primogenitura del noir nostrano.
    Massimo

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