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Gens Arcana
By a.fognini | Novembre 5, 2010
All’anagrafe è registrata come Cecilia Randazzo ma sigla le sue opere come Cecilia Randall e la scrittrice modenese dopo il grande successo raccolto dai romanzi della saga di Hyperversum ha deciso con “Gens Arcana” (Mondadori) di proporre ai lettori la sfida di una nuova avventura fantasy ambientata nella Firenze medicea della Congiura dei Pazzi. E’ lei stessa a parlarci della genesi di questa sua nuova opera e dei suoi sviluppi.
Come ti sei trovata a far rivivere la Firenze dei Medici?
È stata un’esperienza bellissima e temibile allo stesso tempo. Bellissima perché Firenze trabocca d’arte e di storia e le ricerche per questo libro sono state un lungo viaggio tra panorami e monumenti stupendi e tra alcuni dei nomi più noti della cultura, dell’arte e della storia italiana. Temibile perché una città così famosa in un periodo storico altrettanto famoso incute soggezione a chi come me non è uno storico di professione e quindi fa decuplicare la paura di sbagliare qualche dettaglio. Le fonti di ricerca sono sterminate, a volte purtroppo in contrasto tra loro, e davanti a una tale montagna di informazioni si possono avere momenti di sconforto.
Quante licenze ti sei presa e quanto sei stata fedele alla realtà storica?
Le licenze sono inevitabili nel momento stesso in cui si fa interagire un personaggio storico con uno completamente inventato, ma al di là di questo ho cercato di essere più fedele e rigorosa possibile nei luoghi come negli eventi storici, negli usi e nei costumi dell’epoca. Ho inventato solo gli elementi necessari alla parte fantasy della trama: la Santa Milizia, ad esempio, anche se per immaginarla ho preso spunto da alcune caratteristiche dell’Inquisizione vera, oppure il borgo di Castelnero, il cui castello riunisce in sé tanti spunti presi qua e là nelle mie gite in vari borghi rinascimentali italiani.
Per raccontare la congiura dei Pazzi ti sei basata solo sulle fonti storiche o hai letto anche alcuni dei romanzi che in questo periodo sono ambientati?
Mi sono basata solo sulle fonti storiche e sulle opere di autori dell’epoca come Poliziano (testimone oculare del fatto) o Machiavelli. Ho visitato i luoghi, mi sono procurata una mappa della Firenze di fine ’400 disegnata con i dati del catasto di quegli anni, ho usato dipinti e affreschi come fonti iconografiche. Non ho letto nemmeno uno dei romanzi ambientati nel Rinascimento proprio perché non volevo farmi influenzare neppure inconsciamente dalla visione immaginata da un altro autore, senza contare che so bene quanto sia facile interpretare erroneamente una fonte storica e rischiare così di inserire un dettaglio sbagliato in una narrazione romanzata. Leggendo le fonti senza intermediazioni si riduce almeno un po’ il rischio.
E’ vero che “Gens Arcana” doveva essere in origine un fumetto ed è una storia che avevi progettato prima della saga di “Hyperversum”?
Sì, è verissimo. La storia di “Gens Arcana” risale a più di dieci anni fa e non è cambiata molto nel suo intreccio di base o nella caratterizzazione dei personaggi principali. Naturalmente è diventata più matura insieme a me e in questa sua nuova versione è “fiorita” grazie alla precisa collocazione storica. Ha più scene rispetto all’originale, sottotrame più articolate e più personaggi secondari. All’inizio volevo davvero farne un fumetto, ma poi mi sono resa conto di non avere l’esperienza necessaria per darle col disegno la profondità che volevo. Ho tentato in vari modi, addirittura provando a modificare la collocazione spazio-temporale, ma il risultato non mi soddisfaceva mai e così ho chiuso tutto nel cassetto, aspettando di trovare la formula giusta e di sentirmi pronta. Ho impiegato anni, ma alla fine sono finalmente soddisfatta del risultato. E prima o poi spero di riuscire anche a scrivere la storia per un fumetto, anche se lascerò senz’altro il disegno a un esperto del settore!
Chi sono gli Arcani?
Ho immaginato che al mondo esista la progenies aetheris, una rara stirpe di esseri umani che custodiscono nel sangue il potere di concentrare la quinta essentia, il quinto elemento della natura, catalizzatore naturale degli altri quattro e quindi capace di combinarsi con aria, acqua, fuoco o terra per sfruttarne o contrastarne la forza. Gli uomini e le donne di questa stirpe addestrati a padroneggiare in modo compiuto il loro potere vengono chiamati Arcani (ma solo in Occidente. Altre culture del mondo identificano gli Arcani con nomi diversi). Fin dai tempi dei tempi gli Arcani si sono dati la missione di proteggere gli esseri umani quando le creature elementali invocate in modo improprio, stuzzicate o minacciate, reagiscono con violenza. Operano nell’anonimato, spesso scambiati per sacerdoti, esorcisti, sciamani, santi, stregoni o simili.
Perchè la Chiesa ha così paura del loro potere?
Non solo la Chiesa li teme, ogni forma di potere costituito teme gli Arcani in quanto custodi di forze potenzialmente devastanti. Ai giorni nostri, sarebbero i servizi segreti di tutte le nazioni a proteggere, sfruttare e sorvegliare la progenies aetheris. Proprio perché gli Arcani sono capaci di tenere testa a creature sovrumane, potrebbero usare quella stessa forza per imporsi su tutti gli altri uomini, per togliere il potere politico o spirituale a chi lo detiene già. A questo si aggiunge lo choc religioso-culturale che la popolazione del mondo subirebbe se avesse la prova certa dell’esistenza di poteri facilmente scambiabili per divini, diabolici o magici. Da un lato gli Arcani sono un baluardo necessario contro minacce che nessun altro uomo potrebbe mai arginare e allo stesso tempo costituiscono essi stessi una minaccia latente. Per fortuna delle autorità, gli Arcani sono pochi, sparpagliati in tutto il mondo, e quasi tutti perseguono con sincera convinzione la missione di protettori e non dominatori del genere umano. Per questo le più alte sfere del potere mantengono con loro un’alleanza antichissima: li proteggono nell’anonimato, li ripagano con una vita agiata e allo stesso tempo li sorvegliano e ne sfruttano le capacità.
Ci descrivi un po’ Valiano De’ Nieri?
Valiano ha vent’anni e discende da una stirpe arcana pura e antichissima: per diritto di sangue sarebbe predestinato a prendere il comando della famiglia a cui tutti gli Arcani della penisola italiana devono rispetto, ma lui non vuole questo titolo né il potere che ne deriva. Sogna invece di poter vivere una vita normale, anche umile, purché pacifica. Non lo spaventa il lavoro ed è disposto a sacrificare l’agiatezza in cambio della libertà. Per questo ha rifiutato l’addestramento ad Arcano e ha lasciato la famiglia (contraria alla sua decisione) per guadagnarsi da vivere come semplice artigiano. Ha un carattere ostinato, per nulla malleabile, ma questo suo grande difetto è anche il suo maggior pregio: Valiano deve fare a modo suo, non sopporta vincoli a meno che non se li scelga lui stesso, non accetta ordini, reagisce a muso duro alle imposizioni; ma con la stessa volontà d’acciaio persegue gli obiettivi che si prefigge e non si ferma là dove altri si arrenderebbero. Se fa una scelta, va fino in fondo. La volontà gli fa superare la paura e gli ostacoli anche nelle situazioni più disperate, gli dà la forza anche quando il corpo non ce la fa più. Una sola cosa può piegare Valiano: il rischio che un innocente (o una persona cara) paghi al posto suo per le sue azioni. In quel caso allora, Valiano è disposto anche a sacrificarsi pur di non causare sofferenze a chi non c’entra.
Ma le tue teorie sul Quinto Elemento le hai recuperate in qualche testo esoterico particolare?
No, sono pura invenzione. Un volo della fantasia a partire da alcune caratteristiche dell’etere teorizzato da Aristotele e poi rielaborato da me in totale libertà, nel modo più utile per la mia trama.
Perchè secondo te la narrativa fantasy negli ultimi anni sta vivendo un periodo di particolare successo in Italia?
Io credo che in qualche modo abbia riempito un vuoto lasciato dalla narrativa d’avventura, quella che con Dumas e Salgari (tanto per citare solo i due che amo di più) raccontava di eroi intrepidi, indomiti e votati ai loro ideali. Inoltre il fantasy affonda le sue radici nell’epica, nella leggenda e nel mito, quindi nelle basi stesse della nostra cultura. Il fantastico è dentro di noi fin dalle prime favole che sentiamo raccontare, ci accompagna sui banchi di scuola con la mitologia antica, i classici della letteratura, i moderni italiani e stranieri. Anche da adulti è impossibile non prestare attenzione al racconto di un’antica leggenda o delle gesta di un eroe. Il mistero ci intriga, le personalità eccezionali ci affascinano, le civiltà del passato, diverse o aliene ci incuriosiscono e nel fantasy troviamo quasi sempre tutti questi elementi insieme: come si fa a resistere?
Che cosa ti permette di esprimere e sperimentare questo genere narrativo?
Dà alla mia fantasia una libertà totale. Mi permette di inventare creature sovrumane come gli elementali o immaginare incontri impossibili come quello tra uno studente del ventunesimo secolo e re Giovanni Senza Terra. Inoltre il fantasy ama tradizionalmente le storie ad ampio respiro e io mi trovo a mio agio nelle narrazioni articolate più che in quelle brevi. Mi innamoro dei miei personaggi in modo molto intenso e duraturo, buoni o cattivi che siano, perciò mi piace accompagnarli nelle loro avventure per il tempo necessario a conoscere ogni loro sfaccettatura. Sono così anche da lettrice; se un personaggio mi affascina, voglio avere il tempo di conoscerlo a tutto tondo.
Topics: Interviste | 1 Comment »
Dicembre 1st, 2010 alle 16:03
wow Valiano ha un bel carattere!!!!