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Delta Blues

By a.fognini | Ottobre 19, 2010

Approfittando dell’uscita di “Delta Blues” (Edizioni Ambiente) abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Jadel Andreetto dei Kai Zen per farci spiegare un po’ di curiosità sul loro ultimo progetto e su come il collettivo letterario a cui appartiene ha affrontato quest’ennesima avventura.

Quando e perchè avete deciso di affrontare la sfida di un romanzo per la collana Verdenero?

Abbiamo sempre covato una storia che avesse a che fare con le tematiche trattate da Verdenero, è stato naturale per noi pensare a una narrazione di quel tipo e con loro ci siamo intesi fin da subito. La collana di Edizioni Ambiente è forse l’unico caso di editore che si possa collocare tra gli agenti attivi del fermento recente del panorama letterario italiano. Non si limita a pubblicare ma interagisce con gli autori, li stimola e discute i contenuti con loro. E poi una volta tanto si chiede a degli scrittori di sostenere una buona causa facendo semplicemente quello che sanno fare davvero: raccontare storie. Sempre meglio che partecipare a insulse beneficienze o fare calendari nudi (ok, quelli a noi non li chiedono). Verdenero è un riconoscimento per la scrittura, per il suo effettivo valore sociale e, nello specifico, è stato un motivo d’orgoglio per noi parteciparvi.

Come vi siete divisi i compiti stavolta?

Abbiamo fatto il brainstroming in quattro, scritto in due ed editato in tre.

In che senso “Delta Blues” è una cover di “Cuore di tenebra” di Conrad?

Nel senso che è fortemente ispirato all’opera di Conrad, anche con qualche campionamento qua e là. Abbiamo suonato questo meraviglioso vecchio classico con strumenti nuovi. Le differenze fondamentali sono nell’aver aggiunto i punti di vista di Kurtz e dei “selvaggi”. Il nostro Klein/Kurtz è protagonista fin dal principio e le sue motivazioni e contraddizioni di occidentale sono sul campo fin da subito. Altra differenza, che ci accomuna invece con “Apocalypse now”, è che il nostro protagonista parte con la missione di trovare Klein, mentre Marlow è in Africa per conto suo e va da Kurtz per motivi di lavoro, subendone il fascino. Tamerlano, come Martin Sheen nel film di Coppola, invece è comandato di trovarlo ed è più incuriosito dall’effetto che Klein scatena nelle persone con cui viene a contatto (devozione, amore, timore ecc). In realtà l’ascendente che Klein ha sulle persone e sugli eventi è spesso nefasto, se ne rende conto lui stesso verso la fine, e inoltre in Nigeria, e soprattutto sui nigeriani, questo ascendente non sembra funzionare (altra fondamentale differenza col Kurtz originale). Questo si potrebbe leggere come decadenza del carisma occidentale sui popoli del terzo mondo: siamo ancora i più forti commercialmente ma non abbiamo primati morali da far valere, non più. La volontà di potenza di Klein viene sempre più frustrata e lui alla fine dovrà fare i conti anche con questo oltre che con sé stesso. In “Cuore di tenebra”, poi, il “negro” non parla mai, non ha diritto di parola, è solo un selvaggio, il nostro “Delta Blues” invece dà la parola anche al “negro” ed è una parola di speranza e di competenza: Sunday, il ribelle nigeriano, è l’esponente di un’Africa diversa da come se l’immaginavano i colonialisti di un tempo e quelli di oggi. Allo stesso modo Ade, l’aiutante di Klein, che con l’occidente è venuto in contatto per una sorta di passione (il blues) che a sua volta è una passione di rimando in un loop che dall’Africa parte, è completamente matto, come se non fosse sopravvissuto al cortocircuito culturale e sociale dovuto all’incontro.

 Creerete anche stavolta qualcosa di simile ai “Sentieri di Seth” nati per “La strategia dell’ariete” per proseguire on line la storia con il contributo di altri?

Ci stiamo pensando, anche in vista dell’e-book che per noi, che pubblichiamo in copyleft, ha senso solo se ha dei contenuti speciali rispetto alla versione cartacea. Il romanzo comunque è rizomatico e il primo passo verso nuovi germogli è già stato fatto. La Compagnia Fantasma è già al lavoro sulla riduzione teatrale, un gruppo di musicisti è alle prese con le parti del romanzo dedicate al blues di Robert Johnson, insomma al solito vorremmo spingere i confini della narrazione qualche passo più in là… Delta Blues verrà pubblicato poi a puntate come feuilletton sul nostro blog.

Qualcuno di voi è stato davvero nei luoghi descritti nel libro?

Non ne abbiamo avuto il tempo. È balenata l’idea di andare in Nigeria, ci siamo informati con alcuni reporter di nostra conoscenza che lo hanno già fatto, ma ci voleva parecchio per organizzarsi, contattare le compagnie petrolifere per visitare i loro impianti, procuraci uno stringer, allacciare rapporti e prepararsi per affrontare un vero e proprio lavoro di reportage, non proprio come andare a fare una gita in Lussemburgo e poi non ne avevamo la possibilità economica. Per quanto riguarda poi l’immaginario del fiume, be’ ci siamo ispirati a un altro fiume e un altro delta, dall’altra parte del mondo. Una zona selvaggia, in cui ci siamo inoltrati per davvero, per dirla con Bataille, senza carta geografica e senza passaporto.

La documentazione ve la siete procurati da soli o le Edizioni Ambiente ve ne hanno fornita un po’?

Ci siamo documentati leggendo diversi libri (tutti riportati in bibliografia), spulciando in rete, guardando filmati, chiedendo consulenze a qualche esperto e naturalmente con il supporto dell’editore, che ci ha fornito tutte le risposte e le fonti di cui avevamo bisogno per costruire la narrazione e intrecciare la realtà con la finzione. Perché, lo ricordiamo, ogni riferimento a persone fisiche e giuridiche è puramente casuale… L’Ente è un semplice simulacro che racchiude e simboleggia tutto il peggio che le multinazionali hanno fatto in Africa. Ciò che descriviamo è accaduto e accade davvero ma non è attribuibile solo a una o a un’altra compagnia, ma a volte a una a volte a un’altra ecc.

Come suona il romanzo?

Come un blues dei primordi suonato dall’orchestra di chitarre elettriche distorte di Glen Branca sul palco di un teatro elisabettiano, ma con tutti i musicisti sotto acido convinti di essere a un crocicchio.

Progetti futuri?

Stiamo lavorando alla conclusione di “Mi Buenos Aires Querido”, un romanzo che ci ossessiona ormai da quasi tre anni e che fa parte dell’affresco alchemico che stiamo costruendo romanzo dopo romanzo. La “Strategia dell’Ariete” era la parte del sangue, “Delta Blues” è la parte dell’acqua, “Mi Buenos Aires Querido” sarà quella del metallo.

Topics: Interviste | 2 Comments »

2 risposte per “Delta Blues”

  1. Bollettino del Delta « : kaizenology : scrive:
    Novembre 4th, 2010 alle 11:20

    [...] le prime impressioni e le prime interviste, Luca Crovi è stato il primo in assoluto e sul blog di Tutti i colori del giallo potete leggere lo scambio che abbiamo avuto con [...]

  2. J scrive:
    Ottobre 22nd, 2010 alle 12:37

    Uhm, veramente ti abbiamo risposto in collettivo, non solo io… :)

Commenti