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Chi dà il nome agli uragani

By a.fognini | Ottobre 14, 2010

Nel metrò di Parigi ci sono 16 linee, 384 fermate, 214 chilometri di binari. E c’è un assassino che spinge la gente accalcata in attesa sotto i treni in arrivo. Per Linda Bastiglia, cronista locale del glorioso quotidiano La Fazione, il cognome avuto in sorte non sarà l’unico problema di una trasferta parigina che non assomiglia affatto a un viaggio di piacere. Perché anche la Ville Lumière è piena di ombre come ci racconta Laura Campiglio nel suo recente “Chi dà il nome agli uragani” (Dario Flaccovio Editore). Ed è lei stessa a svelarci i segreti del suo ultimo noir.

Come hai scelto il titolo del tuo romanzo?

Incappando per caso nell’enunciato del così detto effetto farfalla teorizzato da Edward Lorenz, secondo cui “il battito d’ali di una farfalla in Brasile può scatenare un uragano in Texas”. Anche nella vita, nella mia come in quella di tutti, accadono piccole cose, inezie banali, subdolamente innocue, che neanche te ne accorgi e invece ohp! ti ribaltano l’esistenza. E’ raro che gli uragani arrivino annunciati, altrimenti potremmo prepararci, e sarebbe troppa grazia. Il libro poi tratta anche il tema del nome come identità (cambiarlo, rinnegarlo, agognare l’anonimato) quindi, mettendo insieme i due elementi, la domanda mi è parsa inevitabile.

Chi è Linda Bastiglia e quanto ti assomiglia?

E’ una giornalista che vorrebbe solo andare a letto presto, con l’unico conforto di un buon libro, e invece ha un talento innato per i guai altrui. Mi assomiglia molto (soprattutto nella velleità di andare a letto presto), ma approssimando per eccesso pregi e difetti e risultando così infinitamente più interessante della sottoscritta. Le invidio il coraggio, il temperamento ardimentoso, la grazia con cui – quando non ne può più – alza le spalle e va a farsi un mojito. Oppure molla tutto, butta via il cellulare e parte senza bagagli per Parigi: una meta non così scontata, visto il cognome che ha avuto in sorte.

Come hai cercato di raccontare Parigi nel tuo romanzo?

Già raccontare Parigi senza farle torto è un’impresa olimpica, visto poi che c’erano dei precedenti da niente, tipo un tale Hemingway o un tal altro Miller, per tacer di quel tipo che si chiamava Simenon, mi sono semplicemente attenuta alla Parigi che ho conosciuto io  quando mi ci sono trasferita (con il cellulare, però, e un sacco di bagagli). Una città monumentale che conserva intatta un’anima fieramente popolare, con un’aneddotica ricchissima che si dipana di quartiere in quartiere. Ma soprattutto una città bella, bellissima, con tutta quella spudorata bellezza in ogni angolo. Da non saper più dove guardare.

Perchè hai scelto che il tuo assassino fosse un pousseur?

Molto banalmente, perché ero a Parigi nel 2004, quando un fatto di cronaca analogo seminò per qualche giorno il panico che puoi facilmente immaginare. Mi piaceva, poi, l’idea di usare come sfondo il metrò, un posto già di per sé ansiogeno: non si può scendere sottoterra, nella pancia di una città, senza provare un’angoscia sottile, che l’abitudine può magari rendere impercettibile senza però riuscire a cancellarla del tutto.

Che ritratto viene fuori della metropolitana parigina dalla tua storia?

Quello di una vera e propria città sotterranea, che nel labirinto delle sue 16 linee costellate di 380 stazioni contempla di tutto: le decorazioni art nouveau degli ingressi storici, i murales, le opere d’arte, il profumo dei croissants, le esibizioni estemporanee di artisti di strada strepitosi e perfino una stazione adibita unicamente a set cinematografico. Ma anche l’inevitabile degrado, le stazioni fantasma in cui si rifugiano colonie di senzatetto, la contabilità tristissima dei suoi due stupri e quattro suicidi a settimana (secondo i dati ufficiali che la Ratp fornisce molto malvolentieri).

Non è che adesso preferisci quella di Milano?

No, continuo a a preferire il Metrò di Parigi, ma quando il treno è in arrivo sono particolarmente zelante nell’allontanarmi dalla linea gialla.

Topics: Interviste | 1 Comment »

Una risposta per “Chi dà il nome agli uragani”

  1. Helena scrive:
    Ottobre 17th, 2010 alle 22:39

    Per “colpa” di Linda Bastiglia non sono uscita sabato sera. Questo libro ti acchiappa. Bello, bello!!!

Commenti