« | Main | »

I segreti della psichiatra

By a.fognini | Settembre 29, 2010

di Luca Crovi

Può bastare un buon titolo per suggestionare i lettori a tal punto da far entrare immediatamente in classifica un libro a poche settimane della sua uscita? Guardando i risultati ottenuti da “La Psichiatra” (Corbaccio) dell’esordiente tedesco Wulf Dorn (sull’onda emotiva di titoli altrettanto evocativi come “Il suggeritore” e “L’ipnotista” che hanno letteralmente sbancato nella scorsa stagione) la risposta non può che essere affermativa, visto che le prime centomila copie di questo romanzo d’esordio sono andate letteralmente a ruba. Quindi bisogna ammettere che gli editor di Corbaccio hanno fatto bene a cambiare l’originale titolo “Trigger” di questo avvincente psyco-thriller con il più immediato “La Psichiatra” che fin dalle prima pagine scaraventa i lettori nel cuore di un’immaginaria clinica per malattie mentali dove una misteriosa e anonima paziente che ha subito violenze indicibili rivela al medico Ellen Roth di essere stata  rapita nientemeno che da l’Uomo Nero. Ed è proprio lui, il misterioso Uomo Nero, a mettersi in contatto qualche giorno dopo con la psichiatra, giocando a gatto e topo con lei, sfidandola a smascherare la sua identità se non vuole che la sua paziente venga uccisa ed altre vittime subiscano la stessa sorte. Ha ragione Donato Carrisi, che sigla uno degli strilli di lancio del thriller tedesco a sostenere che “ci sono posti nella mente umana che nessuno dovrebbe visitare” e  che “La psichiatra” ci riporta direttamente nel “lato oscuro” e non è nemmeno casuale che due scrittori che amano le storie allucinate come Andreas Eschback e Sebastian Fitzek si siano subito innamorati della storia creata da Wulf Dorn che come sostiene Thomas Thiemeyer sembra davvero “una sceneggiatura visionaria di David Lynch tratta da un libro di Stephen King”. “Sono lusingato del paragone – ammette Wulf Dorn stesso che sarà ai microfoni di “Tutti i colori del giallo” fra qualche settimana – ma credo di avere ancora molto da imparare da entrambi questi maestri del terrore che costituiscono per me sicuramente un punto di riferimento imprescindibile”.

Ma è vero che c’è anche un pizzico di David Bowie nel suo libro?

“In effetti, quando stavo terminando la stesura del romanzo, guardando Mtv mi sono accorto che c’era un video di Bowie che condivideva lo stesso malessere e certe atmosfere da incubo che ho utilizzato. Si tratta di ‘Strangers when we meet’. Il video diretto da Sam Bayer è ambientato in quello che sembra un teatrino vuoto e abbandonato dove appaiono personaggi impolverati, simili a marionette, in particolare c’è una donna truccata in maniera strana, apparentemente senza un’identità ben chiara. E’ una storia che parla di amore, segreti e nostalgia”.

Il suo editore italiano le ha cambiato diabolicamente il titolo portandola così in classifica…

“Non so come sia successo, ma devo ammettere che è stata un’idea efficace. Io ho scelto di intitolare il mio romanzo ‘Trigger’ che in inglese significa grilletto di una pistola ma indica anche il pulsante di scatto della macchina fotografica e soprattutto in psicologia indica quei fattori, quelle associazioni mentali, quei meccanismi spesso inconsci, che scatenano il cambiamento di una nostra azione o di un nostro comportamento. Si tratta spesso di effetti irreversibili che non possono più essere modificati e che cambiano per sempre lo status di una persona. La protagonista del mio libro si trova alle prese con una paziente che ha subito terribili violenze fisiche e psicologiche e deve scoprire cosa l’ha ridotta in quelle condizioni e deve far scattare in lei un altro ‘trigger’ che naturalmente produrrà altri effetti inaspettati”.

Da dove deriva la sua conoscenza delle malattie psichiatriche?

Non sono stato ancora un degente curato per malattie psichiche se è questo che vuole sapere ma mi sono a lungo occupato della riabilitazione di pazienti psichiatrici e del loro reinserimento lavorativo. La clinica  che descrivo nel mio romanzo non è però un posto reale bensì la somma di più luoghi che ho visitato nel tempo.

E se lei, per un momento, si sedesse sul lettino della sua psichiatra, a quando farebbe risalire le sue personali paure?

Sicuramente a quando ero bambino. Nella casa in cui vivevo con i miei l’amministratore aveva deciso di economizzare la luce. Per cui quando andavo in cantina a prendere le bevande e le vivande per la mia famiglia mi trovavo spesso al buio perché c’era un solo interruttore per l’accensione e la durata dell’illuminazione durava così poco che non facevo mai in tempo a riaccendere la luce prima di uscire dalla cantina. In quei momenti mi chiedevo se ce l’avrei fatta a risalire le scale, se qualcosa di misterioso non mi avrebbe afferrato nel buio e cominciavo a fantasticare su quali diaboliche creature potessero circondarmi la sotto.  Non è casuale che come piccolo lettore mi sia subito affezionato a letture come quella di Edgar Allan Poe che sembrava condividere quella mia stessa ossessione per il buio”. E se volete sapere come si è trovato Wulf Dorn negli studi di “Tutti i colori del giallo” durante lì intervista che gli abbiamo fatto andate a sbirciare sul suo sito ufficiale scoprirete come si è trovato sul nostro speciale lettino psichiatrico: www.wulfdorn.net

Topics: Interviste | No Comments »

Commenti