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Il cliente abituale

By a.fognini | Dicembre 23, 2009

 

PATRIZIA DEBICKE VAN DER NOOT

~ dedicato a Edgar Kraft ~


Il taxi superò il cancello rallentando, affrontò a passo d’uomo il vialetto in curva, e, riprendendo la spinta per la breve salita andò a fermarsi, davanti alla porta del Park Palace Hotel.

Il cliente, uomo di mezz’età, ma ben portante, capelli grigi, ve­stito all’inglese, dopo aver pagato aprì lo sportello e scendendo con calma disse in un buon italiano ma venato da un accento nordico:

“Aspetti, prego, mando a scaricare le valigie.”

Pochi passi oltre la porta a vetri attraversando la hall, signoril­mente arredata, di quella villa in stile rinascimentale fiorentino che si fingeva cattedrale alzandosi per due piani e fu davanti alla reception.

“Signor van Loos ben tornato a Firenze” esclamò l’impiegata dall’altro lato sorridendo.

“Le mie valigie” mormorò.

“Subito, certo provvediamo” rispose la sua interlocutrice edu­catamente, suonando il campanello.

Mentre il cliente abituale prendeva il foglio di arrivo e metteva una firma, l’inserviente di turno comparve e andò fino al taxi, tornando carico e restando in attesa.

“Il signor van Loos alla suite Il Cedro, come sempre.”

Annuendo compiaciuto chiese:

“Mi scusi vedo che è tardi, può chiamare per me il…”

 

“Ma certo. Prego si accomodi nel salone, un attimo e le passo la chiamata.”

Lo fece. Un altro cliente lo degnò di un educato cenno della testa, riportando lo sguardo sul computer portatile. Sospirò. Non riusciva ad adattarsi all’uso che gli dicevano efficace di quei moderni sistemi e rispose al saluto automaticamente. Puntò deciso verso l’altro lato del salone andando a fermarsi davanti a una delle porte finestre che si aprivano sulla grande terrazza che sovrastava il giardino. La piscina spiccava con il suo azzurro madreperlaceo, abbracciata dal verde carico delle siepi di cipresso. Il fiorire di primule nei grandi vasi di coccio lavorati suggeriva le prime avvisaglie di una primavera tar­diva.

Il telefono trillò costringendolo a girarsi e andare ad alzarlo.

“Parla Johan van Loos, desidero parlare con il direttore, il dot­tor Bassi” chiese.

“Sissignore, resti in linea prego” gli intimò un centralinista anonimo.

Lo fece con pazienza tamburellando sul ricevitore e infine:

“Il signor van Loos” chiese la voce melodiosa di Anna Frilli, la segretaria particolare.

“Sì buongiorno, cara signorina, ben trovata” disse discorsivo e più stringente: “Il direttore?”

“Un istante, mi spiace, è impegnato sull’altra linea, no, no… ecco a lei, si è liberato” tubò.

“Meener van Loos, l’aspettavamo” il vocione sonoro del dottor Bassi rombava nella cornetta.

“La mia è una visita interessata caro dottore, lei sa…”

“Ma sempre gradita… Il suo accredito è arrivato da una setti­mana…” Bassi sproloquiava complimenti come al solito.

Lo interruppe annunciando: “Ottimo, sarò da voi domattina. Non troppo presto. Undici? Undici e mezzo?” Il tono di van Loos era dubbioso. “Può andare?”

 

“Domattina…” Bassi prendeva tempo, controllando l’agenda e infine: “Senz’altro.”

“Facciamo undici e mezzo allora.”

“Va bene!”

“Ecco…” si giustificava “il prezzo richiesto è molto elevato. Ho chiesto all’esperto di mia fiducia di accompagnarmi. Voglio il suo parere, l’antiquario non sembra disposto a scendere, la con­trattazione andrà per le lunghe… mi servirà almeno un’ora, no, forse di più.”

“Non si preoccupi. Il mio ufficio è suo, faccia con comodo.”

“La ringrazio, alle undici mezzo, domattina” confermò grani­tico.

Il dottor Aldo Bassi, direttore della succursale della vecchia banca toscana sorrise compiaciuto, chiudendo il telefono. Gli acquisti fiorentini del signor Van Loos, un milionario fiammin­go, residente a Montecarlo, collezionista di bronzi cinesi anti­chi, erano cominciati un anno prima, in gennaio. Il banchiere di Monaco aveva fatto il suo nome come persona di fiducia, come appoggio… van Loos aveva apprezzato la sua riservatezza e di­sponibilità… L’antiquario fiorentino aveva l’esclusiva di pezzi straordinari messi in vendita dagli eredi di una collezione pri­vata… Van Loos era interessato, ma la collezione, che era appar­tenuta a uno zio defunto, doveva subire il vaglio delle imposte italiane. Occorreva contrattare una liberatoria per l’esportazio­ne. I tempi si dilatavano.

Alcuni pezzi molto pregiati, ma meno importanti, avevano ot­tenuto l’OK in fretta, ma quanto si trattava l’indomani doveva essere materiale di altissimo livello…

Stavolta la somma accreditata a nome di Johann van Loos era più sostanziosa del solito. Un milione di euro…

Il direttore alzò gli occhi sul muro davanti a lui, sopra l’angolo salotto destinato agli ospiti di livello, guardando con la debita gratitudine la stupenda Annunciazione del Perugino. Con lo  scorcio del lago Trasimeno che appariva sullo sfondo, l’ange­lo, con l’espressione trasfigurata dal pennello del sommo pit­tore si chinava sul volto dolcemente attonito della vergine.

Un capolavoro, olio su tavola di cm. 37,2 per 24,8 sotto l’occhio vigile delle video cellule ventiquattr’ore su ventiquattro.

Occhio vigile che garantiva al cliente massima sicurezza. La banca incassava le commissioni dovute sul trasferimento, ma il magnate fiammingo valutava con sonante generosità, pari al 5% della cifra totale, quella sicurezza e il disturbo che impone­va al dottor Bassi privandolo del suo ufficio per le sue trattative riservate.

‘Fossero tutti come lui’ si disse, rilassandosi e appoggiandosi allo schienale della poltrona.

Johann van Loos indugiò qualche istante riflettendo, si passò la mano destra sui capelli ravviando il ciuffo grigio che gli era sceso sulla fronte. L’altro cliente aveva lasciato il salone duran­te la telefonata. Si rialzò, tornando a guardare il giardino.

La brezza si infiltrava tra le fronde dei cedri del Libano facen­dole fremere.

Senza indugiare ancora, tirando fuori di tasca il portatile, fece il numero.

“Sono io” disse.

Ascoltò in silenzio annuendo e infine:

“L’appuntamento è confermato. Domattina alle undici e mezzo alla Banca.”

Tornò nella hall, dirigendosi verso l’ascensore. Quando la por­ta della suite Il Cedro fu chiusa dietro di lui, alzò il telefono sul comodino e digitò il numero dell’antiquario.

Johann Van Loos si presentò all’ingresso della Banca strin­gendo in mano un’elegante borsa da lavoro di cinghiale nera e seguito dal dottor Carli, giovane, bruno, rotondetto, media statura, con gli occhi nascosti da lenti con vistosa montatura di tartaruga, abito grigio anonimo e cravatta a colori sgargianti. Non dovendo mischiarsi alla promiscuità della clientela della banca, fu indirizzato cortesemente all’ascensore che portava al primo piano, agli uffici ovattati della Direzione, al sancta sancto­rum del dottor Bassi.

Il ‘ding’ dell’ascensore annunciò il loro arrivo, permettendo all’uomo seduto al tavolo finto fratino davanti all’ingresso di nascondere la Gazzetta dello sport, scattando in piedi.

Conosceva l’amabilità di Meener van Loos e persino il suo com­pagno, incollato dietro di lui su una sedia, davanti agli schermi che tenevano sotto video sorveglianza l’accesso e i punti ne­vralgici del piano, voltò la testa e, pur restando seduto, abboz­zò un sorriso.

La prima volta che il magnate fiammingo era venuto alla Ban­ca, il direttore, il dottor Bassi, gli aveva illustrato la bontà del loro sistema di sicurezza interno, presentando gli incaricati.

Johann van Loos, che i tanti anni di esperienza nel mondo del lavoro avevano ammaestrato a guadagnarsi la fiducia dei col­laboratori, rammentava sempre i loro nomi. Anche stavolta su­però la postazione di guardia, mormorando cortese:

“Buongiorno Rossi, buongiorno Sarti, ricordate il dottor Carli, immagino.”

Il dottor Carli, l’esperto, l’aveva già accompagnato altre due volte. Estroverso, cordiale e appassionato di calcio aveva subito notato la foto con dedica della squadra fiorentina e ogni volta all’uscita si era soffermato per fare dei commenti sull’ultima partita.

“Ma certamente” disse con convinzione Rossi, quello scattato in piedi, e il dottor Carli, passandogli accanto, esclamò compli­ce:

“Quel maledetto arbitro domenica, ne parliamo dopo…” prose­guendo sulla scia del signor van Loos.

 La signorina Frilli tubò il suo benvenuto introducendoli e il dottor Bassi li accolse festoso facendoli accomodare nel lussuo­so angolo salotto e, offrendo loro il caffè, li intrattenne fino al suono del telefono interno che annunciava la venuta dell’anti­quario con a tracolla una sacca di tela. Le undici e dieci.

Al suo ingresso il direttore si alzò dalla poltrona, dichiarando:

“Vi lascio lavorare, fate con tutto comodo, io devo andare, e all’una ho una colazione di lavoro. Ci vediamo al mio ritorno?” chiese.

“Non credo, spero proprio di finire prima” protestò van Loos scherzoso.

“Ottimo. La mia segretaria stacca dall’una alle tre, ma lei qui ormai è di casa. Ricorda dov’è il bottone?”

“Sì grazie, certo.”

“Se serve, lo spinga e chieda di far salire il cassiere.”

“Grazie e, se concludiamo come auspico, intendo lasciare la mia borsa in cassetta. Domattina prima della partenza diciamo ver­so le nove, verrò a ritirarla. Passerò per un saluto” promise.

“A domattina allora” disse Bassi, con garbo congedandosi.

“Vedo il direttore è nel corridoio, sta arrivando” riferì Sarti a Rossi e infatti:

“Io devo andare. Quando Meener van Loos ha finito, fatelo ac­compagnare al caveau” ordinò il dottor Bassi, transitando da­vanti a loro come una meteora.

“Van Loos ha cominciato il suo gioco, vorrei avere un decimo del suo denaro” esclamò Rossi piazzandosi alle spalle del collega:

“È così ricco?”

“Ricchissimo, fammi vedere” ingiunse, sedendo accanto a lui.

Gli occhi di sorveglianza comandati dalla sofisticata apparec­chiatura mostravano ogni particolare della trattativa. Mancava solo l’audio.

L’antiquario aprì la borsa che aveva portata e afferrò due sac­chetti imbottiti, sciorinando la sua mercanzia. Un stupenda coppa rituale in bronzo cesellato con base lavorata a sbalzo che si apriva a calice e una seconda, simile ma leggermente più pic­cola con due manici a testa di drago e sostenuta da un treppie­de.

L’espressione di van Loos, non tradiva i suoi pensieri, ma, non trattenendosi, sfiorò riverente i due pezzi con le dita, passando poi la prima coppa all’esperto.

Il dottor Carli la mise in luce, tirando fuori di tasca una lente…

“E quella varrebbe mezzo milione di euro?” commentò Sarti sbalordito.

“Pare.”

L’esame dell’esperto fu molto accurato. Poi si alzò in piedi e appoggiando la prima coppa dietro di sé, dove i sorveglian­ti sapevano essere la scrivania del dottor Bassi, sollevò l’altra. Stessa procedura, stavolta persino più accurata di controllo, il treppiede fu rigirato, studiato con attenzione e infine il dottor Carli annuì, approvando.

“Ora viene il bello” dichiarò Sarti, mentre davanti ai loro occhi si svolgeva la pantomima della trattativa tra antiquario e ac­quirente.

La discussione era serrata e, si capiva, destinata ad andare per le lunghe.

“Mi piacerebbe farmi mosca per sentire, ma così è una gran noia” protestò Rossi, tornando al suo giornale mentre Sarti si dedicava a un giro di orizzonte con le altre video cellule che controllavano il piano, pur continuando a seguire con la coda dell’occhio l’ufficio del direttore.

Anna Frilli passò occhieggiando e ancheggiando mentre l’oro­logio segnava l’una. Dieci minuti dopo anche Rossi scendeva con l’ascensore.

“Ma sono ancora là?” interrogò all’una e venti passata, ricom­parendo carico di panini e bibite per sé e il collega.

“Pare, oggi non finiscono più, sarà meglio mangiare” esclamò Sarti annoiato, ma prima di avere tempo di aprire il suo sac­chetto: “No, no, aspetta ci siamo” esclamò, assistendo alla stret­ta di mano conclusiva. E, subito dopo, videro brillare la luce rossa che convocava il cassiere.

Il cassiere uscì per primo con le sue scartoffie in mano e fer­mandosi davanti all’ascensore, spinse il bottone di chiamata. L’antiquario si fermò sulla porta, chiacchierando ancora prima di congedarsi, e mentre usciva, gli sentirono dire:

“…esportazione per l’ascia rituale”.

“Certo, mi chiami appena riceve la buona notizia” rispose la voce di Johann van Loos.

L’ascensore era arrivato, il cassiere aspettava. Rossi si alzò edu­catamente e l’antiquario superandolo con espressione soddi­sfatta, s’infilò nella cabina. Rossi sedette ancora.

Van Loos era rientrato e parlava con l’esperto, restando in pie­di. Finalmente tornò al divano dove era seduto prima, infilando con cura le due coppe rituali di bronzo nei sacchetti imbottiti che le contenevano. Poi si diresse verso la porta e, prendendo il soprabito dall’attaccapanni, girò la maniglia.

“Ci siamo, vengono” annunciò Sarti a Rossi.

“Il signor van Loos vorrà andare nel caveau” mormorò Rossi, alzandosi di nuovo.

Johann Van Loos si fermò e, sorridendo, disse con l’abituale cortesia:

“Grazie Rossi, vorrei scendere.”

“Avverto subito” rispose Rossi.

“Allora cosa avrebbe fatto di tanto grave l’arbitro?” interrogò scherzoso van Loos.

“Ci ha fatto pareggiare e invece… scusi…” Rossi s’interruppe: “Sei tu Puccini, il signor van Loos scende da voi, bene ottimo!”

aggiungendo preciso: “È atteso” spiegando poi: “Ci ha affibbia­to un rigore!”

“Brutt’affare” commentò il magnate serissimo. “Io scendo, mi servono pochi minuti. Facciamo colazione insieme dottore?” disse all’esperto.

“Grazie con piacere.”

“La ritrovo qui?”

“Sissignore, l’aspetto” rispose il dottor Carli, confessando “farò due chiacchiere.”

Ma mentre la porta dell’ascensore si apriva:

“I bronzi sono qui” mormorò pensoso Johann van Loos, alzan­do i due sacchetti imbottiti ma dov’è la mia borsa?” si preoccu­pò, poi sbuffando irritato affermò tornando indietro: “ma certo che stupido nell’ufficio del direttore, vado a prenderla.”

Pochi passi nel corridoio e aprì la porta entrando…

“Non c’era il rigore. Ho visto la moviola” garantì il dottor Car­li.

“No che non c’era” giurò anche Sarti, voltandosi.

L’esperto fiammingo amava il calcio. Non rifiutò la discussio­ne e descrivendo l’azione, si avvicinò al sorvegliante seduto toccando il bottone superiore della sua giacca e mettendo in funzione il mini trasmettitore. Il minuscolo apparecchio, so­vrapponendosi al sistema di sicurezza, cominciò a lanciare la registrazione dell’immagine dell’Annunciazione del Perugino.

Il sorvegliante voltava le spalle allo schermo e la distorsione quasi impercettibile a occhio nudo durò meno di un secondo…

“È un vero capolavoro…” dichiarò il dottor Carli, fissando am­mirato il dipinto.

Van Loos sentì e seppe che poteva agire. Ma aveva solo un mi­nuto.

La sua borsa era dove l’aveva lasciata entrando, accanto all’attac­capanni. La tirò su e volò attraversando l’ufficio del direttore.

L’aprì e tirando fuori un involto, protetto da un asciugamano di spugna, lo disfece, ammirando per un secondo l’Annuncia­zione del Perugino che teneva in mano.

Identica all’originale. Staccò la vera dal muro e, appendendo la copia, controllò che fosse ben dritta. Poi imballò accuratamente la vera Annunciazione, infilandola dentro la borsa al posto dell’al­tra e mettendo accanto i due sacchetti delle coppe rituali Shang. Chiuse la borsa, avviandosi alla porta. Uscì per il corridoio…

La voce di Rossi il sorvegliante chiedeva:

“Una curiosità, dottor Carli cosa sono quei due vasetti che co­stano una fortuna?”

“Bronzi rituale Shang, una coppa e un coppa a treppiede dell’XI secolo avanti Cristo. Valgono novecentomila euro” rispose.

“Quasi un milione?” Sarti lo fissava sbalordito.

L’esperto vedeva il signor van Loos venire per il corridoio:

“Così sono stati pagati” confermò allontanandosi dallo scher­mo. L’immagine dell’Annunciazione si distorse una seconda volta, impercettibilmente, ritornando subito perfetta.

La mattina dopo alle nove meno un quarto, il taxi aspettava davanti alla porta.

L’inserviente del Park Palace caricò la valigia augurando:

“Buon viaggio signor van Loos.”

“Grazie, a presto” rispose allungando la mancia e rivolgendosi al conducente ordinò:

“Alla Banca in via…”

Il taxi si fermò dall’altro lato della strada in attesa con il conta­tore che girava.

Al caveau il magnate fiammingo fece presto, firmò, seguì l’in­serviente con la chiave, attese che l’infilasse girandola e allon­tanandosi si servì della sua.

Svuotò il cofano dentro la cabina, prese la sua borsa e lo rese vuoto. Chiedendo che informassero il direttore del suo arrivo, completò le operazioni e fece ritorno all’ascensore spingendo il bottone del primo piano. La signorina Frilli sbattè le ciglia rapita, introducendolo.

Il commiato con il dottor Bassi fu cordiale, ma rapido.

“Quando la rivedremo?” chiese il direttore giulivo, assaporan­do il suo guadagno.

“Presto, spero. Aspetto solo una telefonata…”

Rossi scattò in piedi sorridente. Lo gratificò stringendogli la mano.

C’era un bel traffico, un imbottigliamento inestricabile pri­ma dell’autostrada, e il taxi impiegò quasi mezzora a portarlo all’aeroporto.

Avvertì per telefono il pilota. Era tutto pronto e il suo aereo aspettava sulla pista.

La torre dette il permesso di decollare alle 11 e 22.

A Nizza, pioveva.

L’autista l’aspettava con una sacca di tela in mano. Prendendo­la gli affidò la sua valigia e la borsa nera.

L’appuntamento con “Carli l’esperto” era al bar del Park Inn Nice. A soli cinque minuti dall’aeroporto.

Lo riconobbe subito, magro, i falsi cuscinetti erano spariti, un buon lavaggio aveva fatto tornare biondo chiaro i suoi capelli, e aveva smesso gli occhiali di tartaruga.

“Ottimo lavoro, pulito ed efficace” lo complimentò.

“Grazie Meener van Loos.”

Era il miglior esperto di micro trasmettitori sul mercato con un lavoro e una posizione invidiabili e non si chiamava dottor Carli. Lo conosceva da quando tanti anni prima era il miglior hacker della Francia.

Johann van Loos se ne serviva di rado scoprendo il piacere sot­tile del gioco pericoloso e pagandolo quanto chiedeva. Stavolta quattrocentomila euro, ma ne valeva la pena, si disse.

“Mi sono divertito” ammise, i suoi occhi brillavano pericolo­samente.

“Anch’io” l’altro rideva.

Gli allungò la sacca di tela esclamando:

“Quanto vi dovevo.”

“Sempre a vostra disposizione, monsieur. Sapete come trovar­mi.”

La macchina lo portò nel palazzo cinquecentesco di Rue de Bri­ques, centro storico di Monaco che aveva restaurato completa­mente dieci anni prima.

L’atmosfera ovattata di casa sua l’avvolse cullandolo con Ma­dame Bonvin che l’intratteneva ciarliera.

Le concesse attenzione, dandole istruzioni, e salendo con la borsa nera al primo piano, entrò nello studio aprendo la ve­trina blindata che ospitava la sua collezione e, spostando tre pezzi meno importanti, dispose le coppe rituali Shang al posto d’onore.

Poi, sempre con la sua borsa nera in mano, scese nel rifugio an­ti-atomico che ospitava la cassaforte, grande come una stanza.

L’Annunciazione del Perugino trovò posto nel primo ripiano in bella mostra.

Tre altri piccoli dipinti preziosi l’avevano preceduta. Li con­templò soddisfatto e richiuse sbadigliando poderosamente.

Aveva sempre sonno quando un’avventura era terminata.

~ Clervaux, luglio 2009 ~

 

 Come ti racconto l’albergo

 

Il fil rouge della letteratura, che unisce gli hotel dell’Associazione Alberghi del Libro d’Oro, si mostra in una nuova e accattivante iniziativa. Da dicembre 2009 e fino a giugno 2010, Golden Book Hotels in collaborazione con l’Associazione Culturale “Racconti di Città” propone una serie di incontri dedicati all’arte dello scrivere. Veri e propri corsi itineranti di scrittura, in modalità ‘one day full immersion’, che si svolgono nelle sale degli alberghi con la partecipazione di importanti autori del panorama letterario italiano. Gli incontri sono iniziati sabato 12 dicembre 2009 all’Hotel Park Palace di Firenze, in compagnia di Patrizia Debicke van der Noot (autrice di ‘L’oro dei Medici’, ‘La gemma del Cardinale’ e altri romanzi). L’idea del corso di scrittura viene ad arricchire la serie di iniziative che hanno recentemente caratterizzato l’attività dell’Associazione Alberghi del Libro d’Oro, come il concorso letterario annuale ‘Eureka!’ per aspiranti scrittori d’hotel, che ha consentito di offrire agli ospiti degli alberghi nuove e fresche proposte di lettura oltre ai tradizionali libri di autori classici, che da sempre hanno il posto d’onore nei Golden Book Hotels. Libri che fanno compagnia ai clienti dell’hotel per la durata del soggiorno e ne alimentano anche dopo il piacevole ricordo. Il programma del corso, incentrato sul racconto breve, prevede un’introduzione nella quale si spiega cosa sia un racconto, la sua arte ed etica e i generi ad esso affini. Si passa poi nel vivo della costruzione di una storia, affrontandone ogni dettaglio. La voce narrante, l’incipit, gli snodi narrativi, il problema del finale, l’eroe, gli archetipi della narrazione, il contenuto e la forma, i modelli letterari, le fonti e la ricerca di ispirazioni. In particolare si affronta il tema di “come raccontare un albergo”. L’hotel in generale può essere visto come argomento o come contenitore di vicende e personaggi che si intrecciano. E i Golden Book Hotels sono perfetti quale teatro della narrazione, ricchi di fascino, storia e… storie da raccontare. L’albergo in sé stuzzica da sempre la fantasia degli scrittori, per l’aura di mistero che circonda il viaggiatore, le conoscenze occasionali che si stringono e lasciano sempre immaginare storie al di là di quello che delle persone si coglie in un primo incontro… Patrizia Debicke, madrina del primo appuntamento, offre per l’occasione il suo racconto dal titolo ‘Il cliente abituale / The Usual Customer’ (che trovate qui da leggere sul nostro blog) ambientato proprio tra le nobili mura dell’Hotel Park Palace di Firenze, che servirà durante il corso come traccia da seguire per i futuri scrittori d’hotel. Per i migliori di essi anche la possibilità di diventare collaboratori free-lance di Golden Book Hotels: un ulteriore contributo offerto da questo gruppo selezionato di alberghi alla valorizzazione di talenti letterari spesso sottovalutati o dimenticati. Dopo la lezione di scrittura del 12 dicembre all’Hotel Park Palace di Firenze con l’autrice italo-lussemburghese, il progetto prosegue con incontri fissati ogni mese. A gennaio all’Hotel Rimini di Roma, a febbraio al Castello dell’Oscano di Cenerente (PG), a marzo al Relais L’Ultimo Mulino di Fiume Veneto (PN), ad aprile al Royal Sporting Hotel di Portovenere (SP), a maggio all’Albergo Annunziata di Ferrara, a giugno all’Hotel Universo di Lucca, con la presenza di altri importanti autori per ogni appuntamento. Ogni lezione ha un costo di 100 euro per ogni partecipante, che comprende anche il lunch buffet. Al termine ogni aspirante scrittore riceverà un attestato di partecipazione. I posti sono limitati. Le iscrizioni vengono raccolte a questo indirizzo: http://www.raccontidicitta.it/?page_id=425 . Sul sito dei Golden Book Hotels si possono trovare informazioni all’indirizzo http://www.goldenbookhotels.it/corsi_di_scrittura.html.

Tra le altre iniziative, tali strutture promuovono la pubblicazione nella collana “Eureka!” dei racconti più interessanti emersi dai concorsi letterari recentemente banditi proprio dall’Associazione, con cui si vuole dare spazio e vetrina al talento spesso sottovalutato di tanti bravi scrittori, dimenticati dai tradizionali circuiti di distribuzione libraria.

Proprio per supportare la stesura consapevole di testi brevi che sappiano rendere le atmosfere degli hotel ospitanti,  terrà dei workshop itineranti di scrittura creativa che nei prossimi mesi toccheranno, fra gli altri, l’Hotel Rimini di Roma 23 Gennaio GIUSEPPE DI BERNARDO ~ http://giuseppedibernardo.splinder.com/, il Castello dell’Oscano di Cenerente (PG) 20 Febbraio, l’Hotel Universo di Lucca 6 Marzo, il Relais L’Ultimo Mulino di Fiume Veneto (PN) 27 Marzo, il Royal Sporting Hotel di Portovenere (SP) 17 Aprile SIMONE PEROTTI ~ http://www.simoneperotti.com/ e l’Albergo Annunziata di Ferrara 15 Maggio MAURIZIO MATRONE ~ http://www.festivaletteratura.it/2006/schedaautore2006.php?autid=965&ed=2006, seguendo un percorso ideale fra alcune delle mete più belle del nostro paese.

Per informazioni: Associazione Alberghi del Libro d’Oro

Via Calzabigi 92, 57125 – Livorno

Tel +39 0586 793303 Fax +39 0586 793303

E-mail: info@goldenbookhotels.it

Sito web: www.goldenbookhotels.it

www.raccontidicitta.it

 

 

Topics: Racconti, segnalazione | 1 Comment »

Una risposta per “Il cliente abituale”

  1. Silvia scrive:
    Maggio 2nd, 2010 alle 17:10

    Il 12 Giugno presso l’Hotel San Guido di Milano ultimo workshop della stagione.
    Testimonial: Adele Marini

Commenti