di a.fognini | 21 Maggio, 2012
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Quando la tortura diventa thriller
di Luca Crovi
Non è facile trovare facce nuove per i thriller contemporanei. Personaggi credibili che non sembrino troppo usurati per i lettori. E’ probabile che si sia posto questa domanda lo scrittore americano Mark Allen Smith quando ha deciso di concepire il protagonista del suo romanzo “L’Inquisitore” (Mondadori) lanciato in occasione del Salone del Libro di Torino. Mr. Smith ha infatti scelto in maniera originale di attribuire al suo protagonista un lavoro inconsueto e sempre al passo con i tempi. L’impassibile Geiger è quindi un torturatore professionista, o, come direbbe lui, un “esperto nel ottenere informazioni”. Un professionista che mette la sua esperienza al servizio di multinazionali, criminali e persino agenzie governative. Geiger ha un talento innato per far parlare chiunque e indovinare il tasso di verità nelle risposte che i soggetti danno durante i suoi interrogatori. Raramente fa ricorso alle torture fisiche, prediligendo invece quelle psichice e psicologiche. Ogni individuo diventa per lui un’anonimo Mr Jones dal quale estrapolare le informazioni richieste e il personale codice etico di Geiger gli impedisce di avere a che fare solo con tre tipi di soggetti: persone anziane, malati cardiaci e bambini. Per il resto il nostro profesisonista non prova alcun sentimento quando lavora le sue vittime, non sfoga particolari istinti sadici e sa che i suoi clienti si sono rivolti a lui per tre semplici cause: “furto, tradimento e bisogno”. Il suo rapporto con il dolore dei torturati ha qualcosa di speciale, rientra in un’armonia personale che lui celebra concentrandosi attraverso la musica. Geiger non ha mia fallito un incarico e non mostra mai un emozione, finchè un giorno non gli chiedono di far parlare un bambino. L’incontro con il piccolo Ezra cambierà per sempre la sua esistenza e lo costringerà non solo a proteggerlo ma a fare i conti anche un passato doloroso che Geiger sperava di avere seppellito per sempre. “L’Inquisitore” (Mondadori) è sicuramente uno di quei libri che è difficile lasci indifferenti i lettori visto che è capace da una parte di inquietarli per le pratiche applicate da Geiger e dall’altra riesce a rendere empatico questo singolare antieroe. Ed è lo stesso Mark Allen Smith a spiegarci come il suo personaggio abbia profonde radici nella realtà: “Nel 1979 facevo il produttore per una trasmissione televisiva di giornalismo investigativo e mi sono trovato coinvolto in una terribile storia di tortura e omicidio politico in Paraguay durante l’ultima vera dittatura dell’emisfero occidentale. La vittima di cui ci eravano occupati durante il programma era il figlio di 17 anni di un insigne medico e dissidente politico. L’occuparmi di quel caso ha risvegliato in me un interesse speciale nei confronti della tortura e del suo potere di politica del terrore. Poi, nel 1987, quando sono diventato sceneggiatore, il caso dell’assassinio della bimba Lisa Steinberg di soli 6 anni a New York City è diventato un caso di oltraggio nazionale. I giornali parlarono a lungo dell’abuso fisico ed emotivo subito da Lisa da parte del suo padre adottivo. Tenendo fra le braccia mio figlio, che all’epoca aveva solo tre anni, ho cercato di mettermi nella testa di un uomo capace di torturare suo figlio e ho deciso che volevo scrivere una storia che parlasse sia di torture che di abusi sui minori. Così è nato il personaggio di Geiger che da bambino ha subito incredibili violenze e da grande per sopravvivere ha sviluppato la capacità di bloccare ogni sua emozione”.
Perché il suo personaggio è così legato alla musica?
“Da bambino era la sua unica compagna e fonte di bellezza capace di confortarlo in in un mondo di oscurità e dolore. Per Geiger da adulto la musica è una fonte di forza e di ordine nel suo mondo”.
Quanto assomiglia agli inquisitori medievali?
“Conosce alla perfezione il loro modus operandi, ma non ha bisogno di agende né di natura politica né religiosa per svolgere i suoi interrogatori. Non è spinto né da motivi politici né religiosi né tantomeno aspira al raggiungimento di un qualche potere. Per Geiger il suo è un lavoro basato semplicemente sul processo e sulla verità.”
di a.fognini | 18 Maggio, 2012
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Il romanzo criminale di Luciano Lutring
di Luca Crovi
Nel suo quartiere milanese lo avevano soprannominato prima l’Americano, poi i giornali italiani lo hanno ribattezzato il Solista del Mitra, in Francia per un po’ lo hanno chiamato lo Zingaro. Certo è che la vita personale di Luciano Lutring è stata un vero e proprio romanzo criminale che non a caso è stata portata al cinema in due film come “Lo zingaro” di Josè Giovanni con Alain Delon e “Svegliati e uccidi” di Carlo Lizzani con Robert Hoffman. La vita vera dell’ex rapinatore Luciano Lutring, diventato nel tempo scrittore e pittore, ritorna fra le pagine del romanzo “Luciano Lutring – La vera storia del solista del mitra” (Mursia) di Andrea Villani. Tutta la vita di Lutring, che negli Anni Sessanta assunse ai titoli di cronaca come “pericolo numero uno” ricercato dalla polizia, viene riraccontata nei dettagli fin da quando nel 1956 i suoi genitori avevano in gestione a Milano un bar e lui si divertiva a girare a bordo di un’appariscente Cadillac e teneva infilata nei pantaloni una pistola Smith & Wesson scarica. Appena ventenne amava bighellonare a bordo della sua auto (dove talora celava i residui di furti di polli e conigli) per far colpo sulle ragazze, piuttosto che dedicarsi agli studi musicali che avevano sognato i suoi genitori regalandogli prima una fisarmonica e poi un violino . Casuale fu il suo debutto nel mondo del crimine: un giorno la zia Vittoria lo spedì a pagare una bolletta della luce alle poste. Ma l’impiegato era lento e distratto, tanto che Luciano Lutring si sentì in dovere di richiamarlo con uno spazientito “Allora?”. L’uomo, alzando lo sguardo dal bancone, vide la pistola che il giovanotto, con impermeabile e cappello calato sugli occhi, teneva infilata nei calzoni e spaventato gli consegnò tutte le mazzette di denaro che aveva in cassa. Lutring “pensò per una frazione di secondi a quello che sarebbe stato lecito fare. Quindi a ciò che avrebbe preferito fare”. E così si infilò i soldi nelle tasche dando una svolta definitiva alla sua vita. “Luciano Lutring – La vera storia del solista del mitra” è un romanzo che racconta come “nessun uomo nasca con l’etichetta criminale… ma che a volte le contingenze potrebbero spingere chiunque nel baratro”. E rievoca le vicende di un uomo capace di attuare rapine con i bossoli che faceva esplodere sotto le scarpe puntando la pistola sempre rigorosamente in alto, ne ricorda i travestimenti, le spaccate con l’auto per procurare vistose pellicce a modelle di cui si era innamorato, i favolosi colpi effettuati con il mitra nascosto nella custodia del violino. Andrea Villani scandisce la vita spericolata di Lutring attraverso i racconti che lo stesso ex criminale gli ha fatto “tra una cena e l’altra, tra un sigaro e una grappa”. Una storia piena di scene drammatiche ma anche di aneddoti estremamente divertenti che apre e si chiude con l’immagine dell’ultima volta che Lutring è stato arrestato dalla polizia: quando la vigilia di Natale del 2007 gli agenti gli sequestrarono la macchina perché aveva la patente scaduta. Lutring si addormentò su una panchina del commissariato in attesa che le sue figlie gemelle lo riportassero a casa. Dormì sonni tranquilli, lui che i suoi conti con la giustizia li ha per sempre pagati dopo essere stato graziato sia dal presidente francese Georges Pompidou che da quello italiano Giovanni Leone.
di a.fognini | 16 Maggio, 2012
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Arturo Pérez Reverte
Il biennale Premio “Emilio Salgari” di Letteratura Avventurosa ha aperto da alcuni anni uno speciale riconoscimento, il Premio “Ilcorsaronero”, che viene assegnato come testimonianza di salgarianità a scrittori e musicisti di fama internazionale che nel tempo hanno saputo farsi interpreti della passione per l’avventura di un autore come Emilio Salgari. Il prossimo a ricevere in Valpolicella il Premio Corsaro Nero sarà lo scrittore spagnolo Arturo Pérez Reverte il 15 maggio, data per la quale è previsto un incontro pubblico con l’autore nella splendida cornice di Villa della Torre Allegrini a Fumane (Verona). L’incontro avrà luogo a partire dalle ore 18:15 ad ingresso libero e sarà condotto dal critico Luca Crovi che, per l’occasione, intervisterà Arturo Pérez Reverte facendogli raccontare le sue passioni per la letteratura d’avventura e per le opere di Emilio Salgari in particolare. Il Premio “Ilcorsaronero” sarà attribuito allo scrittore spagnolo con la seguente motivazione «Per aver saputo interpretare in punta di fioretto la letteratura d’avventura facendo suoi caratteri e personaggi tipici della narrativa di cappa e spada tanto cari a Emilio Salgari creando un eroe immortale nel cuore dei lettori come il Capitano Diego Alatriste, intrepido spadaccino e valente soldato». Il testo continua nell’allegato 2. Per informazioni: info@valpolicellaweb.it. Incontro con il pubblico: martedì 15 maggio 2012, ore 18:15 Villa della Torre Allegrini – Fumane (Vr).
di a.fognini | 14 Maggio, 2012
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Christopher Paolini e le sue storie di draghi
di Luca Crovi
Enfant prodige della fantasy contemporanea Christopher Paolini ritorna in Italia per due occasioni: il festival per ragazzi Mare di Libri di Rimini e il Salone del Libro di Torino. L’autore statunitense è entrato nel guiness dei primati come il più giovane autore di bestseller del mondo (il suo primo libro, infatti, lo ha scritto a soli quindici anni) e ha totalizzato con il suo Ciclo dell’Eredità composto dai volumi “Eragon”, “Eldest”, “Brisingr”, “Inheritance” (tutti editi in Italia da Rizzoli) più di 32 milioni di copie. Nei prossimi giorni Paolini inaugurerà un nuovo record: sarà infatti il primo scrittore al mondo la cui opera omnia sarà disponibile in un solo E-book. In occasione del Salone del Libro di Torino la casa editrice Rizzoli lancerà infatti un unico libro digitale che comprende tutti e quattro i suoi romanzi al prezzo di 35,99 euro. “Sono favorevole a tutto quello che può incentivare la lettura – ci spiega lo stesso Christopher Paolini – Non sono un grande lettore di E-book perché passo la maggior parte della mia giornata al computer e quindi preferisco ancora leggere i libri di carta ma sono contento della loro diffusione, l’importante è che gli autori ricevano il giusto compenso per il loro lavoro. In particolare mi fa molto piacere l’iniziativa di Rizzoli che permetterà ai miei lettori di avere in un unico libro digitale delle mie opere (all’estero i miei volumi sono ancora vendibili solo separatamente). Oggi attraverso gli E-book, i social network e Internet si legge molto di più di una volta. È cambiato solo il mezzo di lettura”.
Quanto è stato complicato per lei chiudere il Ciclo dell’Eredità?
“E’ stato difficilissimo mettere la parola fine al mio lavoro. È stata un’esperienenza lavorativa ed emotiva incredibile. Quando sono arrivato a scrivere l’ultima riga di ‘Inheritance’ ho avuto come un mancamento, un collasso. Ho dovuto interrompere il mio lavoro e ho potuto riprenderlo in mano solo due mesi dopo. Ho riletto quello che avevo scritto e solo quando ho aggiunto nell’ultima pagina la parola ‘dark” mi sono accorto di avere davvero concluso il mio lavoro”.
Ma com’è nata la sua saga?
“Non sono mai andato a scuola ma sono stato educato personalmente dai miei genitori in casa e così mi sono diplomato a soli quindici anni. D’un tratto mi sono trovato ad essere annoiato senza avere nulla da fare… Mi è capitato così di leggere un libro di Bruce Coville che parlava di draghi e che raccontava in particolare di un bambino che acquistava un uovo di drago in un negozio di robivecchi. Ho cominciato a farmi domande su come sarebbe stato un mondo con i draghi, poi mi sono chiesto cosa avrei fatto io con un uovo di drago. E da queste domande sono scaturiti i sucessivi 14 anni che ho dedicato alla stesura dei miei libr”i.
Come si spiega il grande successo attuale di un genere come il fantasy?
“Il fantasy è un genere che ha sempre avuto succeso fin dall’inizio e che è stato interpretato secondo gli schemi più diversi. Pensate all’Iliade, all’Odissea, al Ciclo di Gilgamesh ma anche alla Bibbia. Possiamo tranquillamente affermare che gli uomini, sino all’avvento della rivoluzione industriale, hanno amato leggere storie mitiche e fantastiche. E oggi la fantasy continua ad essere un genere di successo perché grazie alla computer graphic e alle nuove tecnologie riesce a rappresentare in maniera incredibile certi mondi e certe creature fantastiche riescono. Un film come “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson è stato un’apripista in questo senso, seguito poi da “Harry Potter”, “Le Cronache di Narnia” e lo stesso “Eragon”. Persino un film di superoi come “The Avengers”, che adesso è in cima alle classifche mondiali, è un bel esempio di fantasy”.
Ci spiega la sua passione per i draghi?
“Fin da bambino mi sono sempre piaciuti i dinosauri. E per i bambini è spesso è difficile distinguere un drago da un dinosauro. E’ vero che i draghi volano e sputano fuoco ma per il resto fisicamente assomigliano ai dinosauri. Hanno un legame suggestivo con la terra e sono meno eterei di creature come gli unicorni. Inoltre aver creato un drago come Saphira mi ha permesso di creare un rapporto speciale fra lei ed Eragon: ragionano come una persona sola visto che sono in contatto telepatico. Il mio drago è un amico fedelissimo che appare sempre quando ne ha bisogno il suo cavaliere e mangia volentieri tutte le persone antipatiche o cattive che si presentano sul loro cammino”.
A quale delle sue creature si sente più affine?
“Non vorrei essere nessuno dei miei personaggi ma se proprio dovessi scegliere una categoria nella quale inserirmi sceglierei quella dei nani perché sono i più longevi e quelli dotati di maggior senso dell’umorismo”.
di a.fognini | 11 Maggio, 2012
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Giovedì 17 maggio 2012 – ore 18.30
la Feltrinelli Libri e Musica
Piazza Piemonte, 2 – Milano
Gianni Biondillo - Luca Crovi
incontrano
Marco Vichi
in occasione della pubblicazione del suo nuovo romanzo
LA VENDETTA (Guanda)
Rocco trascina la sua esistenza ormai da molto, troppo tempo, sotto un ponte dell’Arno. Un’esistenza fatta di vino a poco prezzo, miseria e cartoni dove avvolgersi la sera, per difendersi da un freddo che è soprattutto dentro di lui.
Un giorno come tanti, dopo aver mangiato degli avanzi trovati nella spazzatura, un evento inatteso riaccende nella sua memoria un ricordo che
sembrava ormai seppellito dal tempo. Dopo millenni di apatia, Rocco sente nel petto una gioia strana, che cresce come a volte il fiume che scorre
davanti a lui. Finalmente ha di nuovo un motivo per vivere: la vendetta.
Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. È autore di racconti, testi teatrali e romanzi. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi:
L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Nero di luna, Un tipo tranquillo; le raccolte di racconti Perché dollari? e Buio d’amore; la serie dedicata al
commissario Bordelli: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze (Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2009 per il
miglior romanzo noir italiano), La forza del destino; e il graphic novel Morto due volte, con Werther Dell’Edera. Ha inoltre curato le antologie Città in nero e Delitti in provincia. Il suo sito internet è
www.marcovichi.it
di a.fognini | 8 Maggio, 2012
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I vizi di Mao raccontati da Qiu Xiaolong
di Luca Crovi
Quando nel 1989 Qiu Xiaolong decise di recarsi negli Stati Uniti per scrivere un libro sul poeta Thomas Stearns Eliot certo non si sarebbe mai immaginato di non ritornare più in Cina. Qualche settimana dopo ebbero infatti luogo le proteste studentesche di piazza Tiananmen e il nome di Qiu Xiaolong finì nella lista nera di coloro che fiancheggiavano e finanziavano il movimento studentesco e questo lo ha portato a decidere di trasferirsi per sempre con la famiglia negli States. Per un po’ di tempo Xiaolong ha cercato il modo di poter raccontare il suo paese attraverso la letteratura e infine nel 2001 ha inaugurato con “La misteriosa morte della compagna Guan”, la fortunata serie poliziesca che ha per protagonista l’Ispettore Chen Chao. Si tratta di romanzi che raccontano in maniera critica la Cina contemporanea scandagliandone l’anima criminale e le contraddizioni del regime comunista. La psicologia di un personaggio come Chen Chao, amante della poesia e del buon cibo, è cresciuta attraverso storie come “Visto per Shanghai”, “Quando il rosso è nero”, “Ratti rossi”, “Di seta e di sangue” (titoli tutti editi da Marsilio) e nel recente “La ragazza che danzava per Mao” lo scrittore cinese si permette di svelarci costumi ed abitudini del leader del Partito Comunista Cinese attraverso un’indagine ambientata nella Shanghai dei locali alla moda, delle scuole di pittura e delle feste danzanti, in una storia che ha al centro le cosiddette “favorite di Mao”. “All’inizio pensavo solo di scrivere un libro sulla società cinese e il suo stato di transizione – racconta Qiu Xiaolong di passaggio in Italia – non credevo di realizzare una saga né tantomeno una serie di romanzi. Ma ho avuto problemi con la struttura narrativa da dare alla mia storia e per questo ho provato ad usare una cornice di crime fiction, mi sono poi accorto che scegliere come protagonista un poliziotto mi permetteva di raggiungere il mio scopo sociologico in maniera originale. Chen Chao come ispettore può attraversare la città di Shaghai cercando di dare risposta alle innumerevoli domande che gli propone la gente, fa parte del suo ruolo di investigatore trovare delle risposte. Fra l’altro il mio ispettore si trova ad essere un poliziotto semplicemente perché è il ruolo che il governo impone a una persona laureata come lui. Continua a sognare la poesia e nemmeno pensa alla sua carriera. All’inizio è molto idealista rispetto al suo lavoro ma negli anni è costretto a diventare sempre più disilluso e cinico. Capisce di non avere la possibilità di fare nulla, di dover accettare dei compromessi, per questo non è felice, ma non ha nessuna alternativa. Si trova a vivere la contraddizione di essere un eroe e un antieroe al tempo stesso”.
Che immagine propone della Cina nei suoi libri?
Un’immagine molto complicata. Nonostante i miglioramenti realistici le storie di Chen Chao riflettono i tempi difficili che le persone stanno sperimentando nella Cina contemporanea: la irrealizzata apertura sociale, l’incontrollabile corruzione del partito, il restringimento del controllo ideologico, il sorgere dell’inflazione e la “frana etica” che spazzano quotidianamente il paese…
Nel suo ultimo romanzo lei racconta un Mao molto diverso da quello sostenuto dal Partito Comunista?
Certo. Il tema della devastazione portata da Mao fra il popolo cinese è un tema che il Partito Comunista Cinese ha sempre evitato di toccare, mantenendo il ritratto di Mao ancora appeso in alto al cancello di Piazza Tiananmen come fondatore del Partito. Ma invece è importante rivelare la vera immagine di Mao. I recenti eventi di Chongqing provano alcune cose: alcuni maoisti uniscono ancora le loro speranze proprio su Mao e senza una vera e propria denuncia di Mao la Rivoluzione Culturale potrebbe avere un suo ritorno, una possibilità di cui il Premier Wen è ben consapevole viste le sue dichiarazioni di un mese fa.
La tangenza fra crimine e politica e corruzione è il punto centrale della sua storia?
“Con un potere assoluto in un sistema monocolore la corruzione assoluta e il crimine sono inevitabili. Mao commise tutti quei crimini perché era stato corrotto dal potere assoluto. E sotto questo aspetto le cose stanno diventando solamente peggiori nella Cina attuale… Le triadi stanno vivendo una nuova stagione in Cina. Ma cosa fanno realmente di diverso dal punto di vista criminale da quello che realizzavano negli anni Venti o Trenta? Hanno solo dovuto imparare ad essere strettamente legate agli ufficiali del Partito.
Ma chi era realmente “La ragazza che danzava per Mao”? “Era una bellissima ballerina di cui realmente si infatuò Mao e con la quale amava ballare. Venne perseguitata a morte (o come sostengono alcuni assassinata) durante la Rivoluzione Culturale per ordine di Madame Mao”.
Che reazione hanno suscitato i suoi gialli in Cina?
“Diciamo che la traduzione di alcuni miei romanzi è stata permessa, ma non di tutti. Inoltre sono stati pubblicati con molti tagli e cambi. La città di Shangai è stata trasformata nella anonima città di H. E, a parte i cambiamenti, i giornali controllati dal governo sono stati istruiti a non parlare troppo dei miei libri”.
di a.fognini | 7 Maggio, 2012
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Donato Carrisi e il mistero dell’uomo che fumava sul Titanic
di Luca Crovi
Donato Carrisi è uno scrittore che ama le sfide ed ama vincerle con i lettori. Con “Il suggeritore” e “Il tribunale delle anime” è riuscito a conquistarsi di diritto la posizione di maestro del thriller internazionale riuscendo a conquistarsi un posto di eccellenza non solo in Italia ma anche in Francia e negli Stati Uniti e con “La donna dei fiori carta” (Longanesi) Carrisi decide di reinventarsi come autore proponendoci una storia che un singolare incrocio fra un noir, un romanzo di guerra, una pièce teatrale e un feuilleton d’altri tempi. Tutto ha inizio sul Monte Fumo, durante la Prima Guerra Mondiale, quando un ufficiale medico austriaco è costretto a interrogare un prigioniero italiano per scoprirne l’identità e cercare di impedirne la fucilazione. Il misterioso soldato svelerà il suo segreto raccontando al dottore la vita di un’incredibile narratore di storie di nome Guzman (la cui capacità di raccontare è legata indissolubilmente all’arte di fumare) e la cui identità è collegata con il destino di uno degli ultimi passeggeri del Titanic. “La donna dei fiori carta” è un progetto nato semplicemente per scommessa come ci svela lo stesso Carrisi: “All’incirca tre mesi fa, un giornalista durante un’intervista si disse scettico sul fatto che potessi applicare le regole del thriller a una storia diversa da quelle che avevo scritto fino ad allora. Ho raccolto la sfida e gli ho promesso una storia d’amore e avventura che contenesse tre cose: un inizio fulminante, un mistero realmente esistito e tuttora irrisolto e, da ultimo, un finale inimmaginabile. E poi, dopo due romanzi scurissimi, avevo voglia di cambiare luce e insieme dare qualcosa di diverso ai lettori che mi hanno seguito fin qui… e magari raggiungere anche quelli che non amano le storie di crimine ma sono attratti lo stesso dal mistero. Ebbene, questa è una storia piccola ma con dentro una grande forza e un grande cuore”.
Che immagine ne viene fuori della guerra di trincea del 1915-18?
“È difficile per noi oggi identificarci con quelle generazioni di giovani soldati. La morte per loro era l’ultimo dei problemi, la sofferenza a cui erano sottoposti era ben peggiore della stessa morte. Le storie che ho letto per documentarmi sono piene di inenarrabili atrocità. Il nazismo, Hitler e i campi di sterminio hanno marchiato la Seconda guerra mondiale nella Storia e nell’immaginario collettivo in maniera potente, ma ciò ha prodotto anche l’effetto di far dimenticare al mondo che la Grande Guerra, dal punto di vista militare, è stata più cruenta e spietata. In ogni caso, nel mio romanzo la guerra è solo uno sfondo. Volevo uno scenario terribile in cui far avvenire qualcosa di… miracoloso”.
Il fumo ha un ruolo importante in questa storia?
“Fondamentale, direi. Volevo raccontare un eroe con tutte le caratteristiche opposte a quelle degli eroi. Un avventuriero per caso, un paladino dell’ozio, non bello ma capace di attrarre donne straordinarie, bugiardo ma, in fondo, sincero. E il fumo era la sintesi perfetta della sua pigrizia. Il mio è un protagonista involontario.”
Come ha scovato il mistero legato al Titanic che è al centro della trama?
“Dopo aver visto il film di Cameron mi sono domandato perché inventare di sana pianta una storia d’amore come pretesto per raccontare il Titanic e, invece, non cercarla fra le migliaia di storie reali dei passeggeri del transatlantico. È stato così che mi sono imbattuto nella vicenda dell’uomo che fumava sul Titanic. Mentre la nave si inabissava, un passeggero di prima classe fumava tranquillamente sul ponte… dando inizio – forse involontariamente o forse chissà – a uno dei più affascinanti misteri del Titanic… Il resto dell’enigma lo si trova racchiuso in poche righe nella prima pagina del romanzo, perciò potete leggerlo in libreria prima di decidere se volete conoscere anche il resto. ”
“La donna dei fiori di carta” per certi versi sembra un film di Giuseppe Tornatore? “Il complimento che mi fanno più spesso, e che mi riempie sempre di orgoglio, è che leggere i miei romanzi è come guardare dei film. Se io sono lo scrittore che imprigiona le immagini nelle parole, Tornatore è certamente il regista che evoca le immagini dalle parole. I suoi film sono romanzi che prendono forma e colore. Gli ho mandato il libro per ringraziarlo per le suggestioni che mi ha regalato. Credo che lui e Sergio Leone abbiano giocato un ruolo determinante nella mia visione letteraria”. La sua è una storia densa di suspense? “Il lettore non deve mai mollare il libro. E, se lo fa, deve essere perseguitato dal pensiero della storia. Il segreto sta nella struttura, non solo nelle cose che racconti. I romanzi efficaci assomigliano a scale che conducono solo in discesa…”.
Si sente anche lei un narratore come Guzman? “Lo dico sempre: io non sono uno scrittore, sono un narratore. Perché il narratore prende in prestito le storie dall’universo e le racconta agli altri. Gli scrittori, in realtà, non esistono, esistono solo le storie. Solo alcuni – come Guzman, il protagonista del mio romanzo – possiedono il talento di intercettare le storie che vagano libere nell’esistenza, come aquiloni col filo spezzato… I narratori hanno braccia abbastanza lunghe per afferrarli”.
E’ vero che ha in cantiere un “Suggeritore 2″? “È buona regola di ogni assassino non annunciare i propri delitti”.
Leggendo la storia si sentono echi di autori come Buzzati, Suskin, Maupassant…
E quanti altri potrei aggiungerne alla lista! Scrivere è un po’ come cucinare (mia altra grande passione, con cui per fortuna non uccido così tanta gente come invece faccio nei miei libri!). In fondo, ripetiamo tutti le stesse ricette. Ma poi capita che, per sbaglio o per semplice curiosità, cambi un ingrediente e il sapore si modifica in modo sorprendente. Alla fine, però, non si sa mai chi sia l’autore della ricetta originaria. Siamo tutti debitori di qualcuno. Quando scoprirò l’eco della mia scrittura nella scrittura di qualcun altro sarò veramente soddisfatto di ciò che ho fatto.
Quanto è stato importante avere inserito alcune storie d’amori impossibili?
Non sarò certo io il primo ad affermare che i grandi amori, quelli che non si dimenticano, sono tutti impossibili. Ma, in fondo, la verità nascosta in questa affermazione e che, per paura, cerchiamo di negare, è che la categoria degli amori “possibili” non esiste. La prerogativa principale di un amore è di imprimersi nelle nostre vite con l’alternanza di gioia e dolore. Se manca uno dei due, viene meno la memoria.
Come hanno reagito inglesi ed americani al Suggeritore è vero che Michael Connelly e Ken Follett se ne sono letteralmente innamorati? Connelly ha letto il libro prima che fosse pubblicato negli States (gliene avevano parlato in Inghilterra, dov’era già un caso) e mi ha mandato una mail entusiastica che ora campeggia sul muro della mia tana di scrittura. Quanto a Ken Follett, ha acquistato il libro negli USA e se lo è portato in vacanza ai Caraibi e, da una spiaggia assolata, del tutto inaspettatamente, ne ha tessuto le doti su Twitter. Io ho sempre letto Connelly e Follett, non avrei mai immaginato che un giorno loro avrebbero letto me! Ovviamente li ho ringraziati e sono stati entrambi felici di diventare miei padrini nel mondo.
Qual è il segreto delle tue storie?
Semplicemente, scrivo le storie che mi piacerebbe leggere.
Hai altri progetti in arrivo?
Tante idee, ottime proposte, attendo solo lo spunto giusto per iniziare una nuova avventura. Sono fatto così.
Ma chi è per te Guzman?
Ciò che, sono convinto, sarà per chi vorrà leggere “La donna dei fiori di carta”… Guzman è un’innegabile parte di ciascuno di noi.
di a.fognini | 3 Maggio, 2012
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Un segreto non è per sempre
Dura la vita per Alice Allevi, che ha appena superato la delusione per non aver vinto un micro seminario di Scienze Forensi. Non che le interessasse tantissimo l’argomento: il fatto è che il seminario si sarebbe tenuto a Parigi, e a Parigi vive Arthur. Ma tant’è, si sa che per lei l’Istituto di Medicina Legale «è un amante malfidato che prende senza dare»… Ma la vita lavorativa ha in serbo per lei altre sorprese, e nello specifico una causa d’interdizione. Lui è Konrad Azais, un famosissimo scrittore, best seller in tutto il mondo, grande esperto di enigmistica. A richiedere l’interdizione sono i figli, che ritengono il padre ormai vittima della demenza senile visto che ha dichiarato di voler lasciare tutti i suoi beni a una sconosciuta.
Quando poi Azais muore in circostanze misteriose, che nemmeno l’autopsia riesce a chiarire, Alice inizia un’indagine combinando le sue conoscenze di medicina legale, l’intuito e la ricerca tra librerie e le opere di Azais…
Alessia Gazzola è nata a Messina nel 1982. Medico chirurgo dal 2007, si è specializzata in Medicina legale nel luglio 2011. Ha scritto il suo primo racconto all’età di cinque anni e da quel momento non ha più smesso. L’allieva, il romanzo con cui ha esordito nel 2011, ha avuto un grandissimo successo: 4 edizioni, 60.000 copie vendute, in corso di pubblicazione in 4 paesi europei (Germania, Spagna, Turchia e Francia) e diritti venduti per la produzione di una serie televisiva.
Con questo secondo romanzo risponde finalmente alle richieste dei lettori che reclamavano a gran voce una nuova indagine di Alice Allevi, la sua eroina.
di a.fognini | 2 Maggio, 2012
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Mondadori Multicenter
Piazza del Duomo 1 – Milano
di a.fognini | 2 Maggio, 2012
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